OTTO GROSS

Ma chi conosce, ormai, Otto Gross? L’opera, la vita, le conversazioni, le scopate, le angosce di Otto Gross, psicoterapeuta, allievo di Freud e avversario della psicoanalisi, anarchico, curato da Jung come schizofrenico e cocainomane, morto a Berlino in miseria? È possibile che tutti, nessuno escluso, ignorino la sua esistenza, ma occorre essere pronti, in qualsiasi mondo, in qualsiasi epoca, in qualsiasi tempo, alla presenza di Otto Gross. C’è, nel destino di ogni genio, un ribelle più geniale e più onesto di lui – un ribelle maltrattato e rimosso, omesso e sopraffatto dalla fama sistematica e potente del “genio”. Nei destini di Freud e di Jung c’è Otto Gross: la sua insofferenza ai modelli, la sete di libertà, le passioni indecenti, le miserie di drogato. Nella vita di chi sarà consacrato dalla storia, in qualche piccolo dettaglio della sua ufficiale e solenne biografia, c’è sempre un neo fastidioso, un essere sgradevole, insolente, salutare, che potrebbe sconfessarne l’originalità e la gloria. Franz Kafka incontrò in treno, un giorno del 1911 o del 1912, Otto Gross e annotò in una pagina di diario la sua conversazione con lui – quelle parole che nessuno, se non un uomo come Kafka, avrebbe percepito come significative.

Otto Gross

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