UNA LETTERA DI H.L. Alfonso Guida

Una lettera di Hubert Lyuteay di Alfonso Guida

Francis Bacon

Marco, morirò con un grido in gola,

fulminsto nell’attimo di un titolo,

tornando da una strada buia, fitta

di angoli, spaventato dal cammino

senza passi, muri di ombre, flottiglie

di apparizioni fraintese, i lemuri,

ricordi?, le scimmie primaverili

dei morti che i Latini festeggiavano

nei primi di maggio, farro e frumento.

Sarò antico come il nome di un ramo,

che discende senza tronco, involuto,

come la fiaccola che il servo stringe

per onorare il suo padrone. Mi astraggo

dal gelo dove dove ho imparato il tragitto

sapiente della musica, il preludio

di ogni soffio, Marco, la bestia, il mostro

punito a tre teste. Lo vedo Dante

traslare e tumulare, ininterrotto,

tra le foibe e I colori frastornati

di un alfabeto propizio a un solo inno.

La sillaba sacra è la porta stretta,

la mente spartita in tribù dal fulmine

che, tra le pietre, carbonizza, aprendo

vallate e strapiombi. Qui, attraversati,

restiamo in attesa, nomi imprestati

cimitero di metamorfosi, qui,

tra angeli fatti custodi e occultati

viavai di topi, e digradati demoni.

Francis Bacon
Francis Bacon
Francis Bacon
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