ZONA DI CONFINE. Lorenzo Pittaluga

Osvaldo Licini

Edenica utopica illusione

S’illuna in volto invocando

la raggiunta palpebra che è carta

emblematica che vigila

sugli assilli della beata visione

edenica utopica memoria di un

arredo perfettibile o perfetto:

salgono al loro posto gli Dei

aperti e ben disposti per dire

a te di incrinare il muro

di rena che ottunde l’inconto

presagito.

Agguanta le virgole terse del suo

monologare scemerà nel tuo cuore

il soliloquio che ti fu buio custode.

**

Zona di confine

Si ridesta rovistando nella

rubrica alla cerca di una

stretta senza strazio venendo

in un colloquio disteso nelle

nascenti azioni di pietà

esaurisce il sangue contaminato

dalle ardenti fioriture del seme

e se ne sta dell’inseguimento

fra le diverse specie. Si gela

nei diacci confini fra respiro

di vivo e il suo disfarsi

vista l’informazione che da’ spazio

all’allegra agonia dei Dodici:

ma non tutti hanno un maestro

e una preghiera che consoli:

i censiti dal cielo vanno soli

verso il baratro ben riservato

le rose diventano rocche la

pietra diventa inamovibile

guardi noi ci guardi il Dio

che segno rapido sulla tabella…

Osvaldo Licini

*I testi sono tratti da un quaderno inedito datato 1993.

Dattiloscritto di Lorenzo, con correzioni autografe

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