Il libro del tu. 4

di Massimo Barbaro

Nicolas de Staël, Les bateaux

Resta in silenzio per mesi. Mesi dopo essere stato lontano dalle persone. Fallo, e ti accorgerai di volere la stessa cosa per le parole. Comincia a stargli lontano, a guardarle da più lontano mentre le usi – usarle è inevitabile, e non chiedermi ora se è possibile farne a meno, è ancora troppo presto per dirlo – sempre con l’inevitabile disgusto per il loro effetto sociale, sino ad accorgerti che tra te e loro, tra te e le parole, si è creata una distanza che sembra irreversibile: se le guardi così, ti sembreranno magneti orientati in malo modo, incapaci, tu e loro, inevitabilmente, di vincere quella resistenza opponente.

Da quel momento in poi, quello che gli altri chiameranno distanza sarà la tua vicinanza, la zona di prossimità; tra te e le parole.

Poi vorrai che le parole non fossero più infette, vorresti un filtro tra te e loro, e tra loro e gli altri. Per proteggerli. Tu ormai sei immune, ma per un processo del tutto opposto: per assimilazione; hai accolto il danno – l’incomprensione – nella più ampia categoria dell’inutile, e questo lo riponi in quella ancora più capiente dell’inanità, e poi dell’errore. D’ora in poi l’inutilità delle parole resta inevitabile, irrisolvibile. Finché ne farai uso. Per ora.

Guarda le luci dell’alba ormai mature per il mattino. Chiediti se hai già parlato.

Vedi che ho ragione?

**

Guardali, impilati su comodini, affiancati negli scaffali (ma perché nessuno ha mai detto una buona volta quale deve essere il verso su cui scrivere, sulle coste dei libri, per non costringere chi guarda al torcicollo? Ma che mondo è, che non è capace neanche di questo?). Guardali, tutti quei padri, le cui parole, poi, un bel giorno, non vorrai più sentire.

Fermati ogni tanto come se qualcosa si bloccasse, come se attendessi qualcosa di indispensabile all’azione, ma che non arriva, come se ci fosse qualcosa di sbagliato.

Poi, anche queste rade nuvole si dissipano, e non rimane niente. Fermo, stai in questo niente. Poi ti appare. Non c’è nulla di indispensabile; nulla di sbagliato. Perché tutto è indispensabile, tutto è sbagliato.

Riprendi a far battere il cuore. La vita spinge.

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