IRIDE INCENDIO. Lorenzo Chiuchiù

Nella prefazione a Iride incendio di Lorenzo Chiuchiù (La Vita Felice, collana Niebo, Milano, 2005), Milo de Angelis scrive: «È il primo libro di un poeta che conosce profondamente il senso del vortice, dell’emorragia, dell’eterno movimento, e la conduce attraverso una parola visionaria, scagliata fuori di sé, nella febbre di chi ha covato a lungo ogni verso». Le parole di De Angelis sono il primo varco verso questa poesia estrema, che continuerà con altri due titoli Sorteggio e Le parti del grido, ma che qui nasce già adulta, grido eretico dove emerge la frontalità della visione, della potenza analogica. Ma questo suo essere “icona di distruzione” non rende la poesia di Lorenzo frammento disperso ma blocco compatto e infuocato dove le immagini esplodono e implodono all’interno della loro forma, come spesso accade ai poeti inconciliati, dominati dall’ossessione, in una temperatura espressionista incandescente. Leggere Lorenzo Chiuchiù è l’esperienza di una percezione verbale dove cecità e veggenza coincidono nel punto oscuro e luminoso di una parola sempre insorta e furiosa, oltre i confini del simbolo.

(M.E.)

Iride incendio

Ricordare la mappa delle vene

la via d’uscita dal tempo cantato.

Sono rimasto in questa terra che mi ha chiamato alla voce come si chiama un nome straniero: stonato, ma senza imprecisione. Non troverò destinazione, se non questo soffio di vita infinitesima, se non l’ordine incruento e l’insubordinazione dell’ultimo arrivato.

**

Vanificai gli ultimi tratti incerti dell’inverno,

li resi lontananze e malaria d’aquarello.

Era sempre freddo e non volli trovare

scuse per il gelo sugli olivi sorpresi

e per la nebbia azzurro pugnale –

bastava sentirli fremere e nel toccarli li sentii vicini,

imminenti come terra umida e vento caldo sulle tempie –

uno scorrere breve d’acqua nera,

un temporale di cattiveria mi ferirono.

Ero vivo.

**

Furore disperso e note sussurrate. Ecco cosa.

La morte, aii lati della rivolta,

è una grandinata di parole a caso.

E allora scrivo parole e voci,

dismesse armonie sulla morte

bianca della carta, fragili.

Sembra che vivano.

Sembra che vivano.

*

I poeti che amo sono onde spietate,

maree e gravità che atterra le vocali…

Lorenzo Chiuchiù

Lorenzo Chiuchiù (Perugia, 1973) è autore di studi su Hoffmann, Hölderln, Baudelaire e Char. Ha curato, di Albert Camus, Metafisica cristiana e neoplatonismo (2004) e La devozione alla croce (2005) e di Jean-Paul Sartre Mallarmé, la lucidità e il suo volto d’ombra. Tre le raccolte poetiche: Iride incendio (Niebo, 2005), Sorteggio (Marietti, 2012) e Le parti del grido (Effigie, 2018). Nel 2018, per Mimesis, pubblica Atleti del fuoco. Undici studi fra arte, tragedia e rivolta e nel 2020, per Aquaplano libri, il racconto Esecuzione dell’ultimo giorno.

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