Un luogo semiaperto

di Edmond Jabès

Un luogo semiaperto*

Nel grande poema di Dante il Purgatorio è, per intero, nell’umile lacrima del suppliziato che espia; lacrima di un sconforto infinito, ma scintillante come una stella d’acqua riposta fra la Bontà e l’Inappellabilità divine; e lacrima che, benché negletta e respinta nel cuore del poeta, fedele in questo al pensiero di Dio, non cesserà tuttavia di nutrire le parole del poema, compiutosi all’ombra della sua gloria.

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Forti di questa lettura, potremmo forse arrischiarci ad affermare che, se il Paradiso e l’Inferno sembrano coincidere assai bene con l’immagine che ci si può dare della giustizia di Dio, il Purgatorio, al contrario, si inscrive mirabilmente nella trama di idee che l’uomo si è forgiata a proposito del Bene e del Male.

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Per questo lungo e difficile attraversamento del Libro, Dante ha riscoperto la lingua della creazione. Condotto, più dall’amore che dallo smisurato desiderio di sapere, la sua guida è una donna, l’amata. La sua vera guida non è mai stata altri che questa.

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Per passare dalle regioni maledette ed infere al regno celeste delle anime beate, era necessario scovare un luogo neutro, approntarlo per il transito, sottrarlo al nulla.

Un passaggio. L’umanità di un passaggio.

Occorreva perciò uno spazio, da modellare sull’esempio della creazione del Paradiso e dell’Inferno, e che tuttavia non fosse né l’uno né l’altro in tutto, ma entrambi insieme. Un luogo semiaperto: poiché è intollerabile e inaccattabile per lo spirito la chiusura completa.

Un luogo che costringesse Dio a rifare di nuovo il punto su di Sè e sulla Sua creatura.

È forse l’uomo soltanto ad essere soggetto a emozioni? E cos’è mai un’intelligenza che non abbia, almeno una volta, provato in sé un qualche tremore?

La crudeltà è cieca, ma è per noi condannata proprio in quanto tale. L’inferno e il paradiso sono anche nella scrittura.

E se il Purgatorio altro non fosse, nell’ottica dello scrittore, che l’ìmmagine di un passaggio cruciale, da un momento vissuto del libro a un’altra fase ancora da vivere, là stesso dove il libro si scrive?

*I testi sono tratti da: Edmond Jabès, L’inferno di Dante (traduzione di G. D’Elia, con una nota di A. Prete), Taccuini di Barbablù, n 7, Siena, 1987. Tutte le illustrazioni provengono da: William Blake, La Divina Commedia di Dante, Taschen, 2017.

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