GLI ULTIMI QUADRI

Confessione di un amico di Willem de Kooning (1987).

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Nel momento in cui i sintomi dell’Alzheimer sono diventati definitivi e irrimediabili, De Kooning non ha mai smesso di dipingere, anzi. Lo imboccavamo, lo lavavamo, lo sistemavamo a letto. Ma al mattino, quando, come ci ordinavano i suoi occhi, lo mettevamo seduto davanti al cavalletto, la mano destra ripeteva, con lentezza scrupolosa e precisione infinita, il gesto di sempre. Afferrava il pennello e lo appoggiava risolutamente contro la tela. Dipingeva macchie coloratissime, di una luce quasi intollerabile, che spesso traboccavano dal bordo della cornice. La saliva gli colava dalla bocca, senza che lui se ne accorgesse. Non so se potete capirlo ma questi – se posso azzardarmi a dirlo – sono stati i suoi quadri più liberi. Sfido i critici ad affermare il contrario. L’arte di un uomo non dipende dalla sua vita: è quando la vita cede, dopo anni votati all’ossessionata pittura, che per incantesimo sprigionano le cose migliori.

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