IN PRINCIPIO ERA IL VINO. Marco Amendolara

*Il testo è tratto da: Marco Amendolara, Taverne e fantasmi, Edizioni dell’Oleandro, Roma 1996.

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I

Qualcosa sulle taverne.

Senza guardare al senso arcaico, spregiativo, di “infrequentabili loci, da mala gente infestati”; senza seguire le vite battute, la lingua comune, la sua rivoltante ignobiltà e idiozia.

Vedi invece le taverne come luogo d’inebrie, di favole, di arte, di amori. Luoghi dove tutto il senso cattivo dell’espressione testimoni una crudeltà umana da recuperare come animalità, salvezza, selvaggia gioia di vivere, forza senza violenza, creatività.

Attraversare la taverna: prendere di essa il significato che ci interessa di luogo fermo ma in viaggio, poco luminoso e ricco di illuminazioni. Castigato, rude nell’arredamento eppure festaiuolo, affollato, smargiasso… Monachesimo e lussuria, povertà ed eccedenza.

III

Ci sono dèi nelle taverne, e angeli, e gente che prega nelle bestemmie e che suo malgrado nel perdersi diviene semrpe più celeste e impeccabile…

Non farai un saggio; non potrai riuscirvi. Scriverai, piuttosto, una favola quasi romanzata e pettegola, snocciolerai con noiosa abitudinaria autobiografica i casi tuoi, o altro, e il lettore sentirà quali fantasmi bazzicano tali taverne . Oppure… avrai illuminazioni, sarà un dio a condurti?

Se già sarai cosciente di una scrittura antiletteraria, che scommetta su stelle, respiri, fuochi, ali, sarai più salvo come narrratore. Che i critici si ingoino le loro foglie maledettte di insalata, e si affoghino nel truogolo, lì in fondo.

Cerchiamo di creare, fuori delle presunzioni, fuori degli antimusei che più musei ancora divengono (tanti sperimentati sperimentali, tante voci vacue, né da artisti né da uomini).

Cerchiamo la vanità antica che ci salvi, la vicinanza dei morti che potrebbero parlarci, i passaggi sghembi di messaggi da chiarire, di pagine mai riviste, di incontri eternamente mancati, con il lampo di promesse ulteriori…

IV

Nel principio fu il vino, e presso gli spiriti del vino si addensava quanto potesse contenerlo per pronta beva e per viaggi; e fu la tavola, e i cerchio per aggregarsi, da tanti creato all’istante, a far parole e a diire ingegno, a instupidirsi, a interrogare le carte, a proferire profezie, a progettare, a chiudere, a scommettere, a tentare.

Le tentazioni: inizio di un viaggio. Non si può dire sulla sua bontà o crudeltà. Si potrà seguire un viaggio, non giudicarlo. La compagnia fa diventare di molti uno, si sa: squassa i muri, apre. E se non apre il corpo soffre, l’anima balena negli occhi, chiama.

Come la taverna, il vino è metafora, vuole fiaba, calore, vicinanza. Prepara a uscire, a scendere in campo, alla lotta.

Franz Hals

X

Fai parte di qualcosa che scorre o di me stesso? Sono io a passare, o l’acqua? Nel risorgere mi rivede, mi perde? E se mi perde, se neanche l’acqua può conservarmi, chi mi amerà mai?

XII

Un’arte che prenda favola come si dice fuoco, e che possa fottersene di altro che del suo intreccio, della sua voce, dell’avvicinare col tu gli uomini, aprire azzurri in umiltà, riavvicinare sensi, creare armonie, semmai progettare sempre, non offendersi nei sogni, ma neanche piegarsi a ciò che appare…

XXII

Perciò vai dicendo agli amici di non vivere troppo annebbiati dalle logiche, altrimenti sbadiglieranno ogni sera alla stessa ora. Forse nessuna vita dovrebbe consumarsi senza i docili, morbidi arabeschi di qualcosa che può dirsi “mania”.

Marco Amendolara (1968-2008). Nel 2016 è stato pubblicato l’opus completo della sua poesia, La passione prima del gelo, a cura di Alessandro Ghignoli (La Vita Felice, 2016), che raccoglie tutti i libri editi in tiratura limitata: La musa meccanica, Taverne e fantasmi, Stelle e devianze, La tentazione poliedrica, Catulliane e altre versioni, Misteri di Seymour, La bevanda di Mitridate, L’alfiere amoroso, Vascelli, tatuaggi, selve e saette. Ha tradotto (e ri-creato) poesie della tradizione latina, fra cui Catullo e Marziale.

Marco Amendolara

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