QUANDO IL BIANCO CI AGGREDI’. Giuliano Menegon

La mostra di Giuliano Menegon, Quando il bianco ci aggredì, a cura di Matteo Fochessati, si è svolta presso la Galleria SharEvolution, a Genova, dal novembre del 2019 al gennaio del 2020. Qui si riportano alcune immagini della mostra e una scelta di frasi dell’autore e del curatore tratte dal catalogo, pubblicato dalle edizioni Sagep nel 2019.

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Da alcuni anni un altro grande poeta è diventato il riferimento letterario della mia ricerca pittorica, Paul Celan, che scrive: “È il mondo in cui ci è dato vivere, con tutto quanto in esso è accaduto, a investire di una luce paradossale l’arte, a sconvolgerne il pacifico esercizio, a condurci a una contestazione delle stesse ragioni di esistere dell’arte… Cosa accade se l’aria ci viene sottratta o si fa irrespirabile? Il respiro diventa rantolo, esso basta ormai soltanto per un grido. Non più discorso ma grido. Il grido diventa parola strozzata in gola, diventa infine silenzio”. Nei miei attuali lavori appaiono fantasmi ammutoliti che si accampano sull’orlo di se stessi, tra un “non più” e un “pur sempre” nel bianco. “Quando il bianco ci aggredì” prospetta un lento, progressivo sprofondare in quella “neve” che è diventata la gelida allegoria della dimensione irrecuperabile in cui sta cancellandosi la testimonianza, la memoria di un’umanità tragica.

Giuliano Menegon

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…E attraverso la sua poetica Menegon ci indica un tragitto per affrontare il dolore, la solitudine e la problematicità del nostro tempo. Per Menegon, infatti, rispetto al lavoro di altri artisti che hanno lavorato su Celan, penso in particolare a Kiefer, la rielaborazione visuale delle sue poesie non appare concentrata sul tema della Shoà, ma propone un serrato confronto tra passato e presente, attraversando il tempo e scavando, all’interno dell’assenza e dell’inesplicabile, alla ricerca di un dialogo tra l’io e il tu. Nel sublime dell’arte la dialettica tra memoria e oblìo, la volontà di ridare voce a chi per sempre l’ha perduta, e l’attraversamento del processo sedimentato del dolore trovano dunque, come in Celan, una guida per interpretare il proprio tempo, per decifrarne la complessità e per riscoprire la salvifica promessa di un riscatto.

Matteo Fochessati

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Giuliano Menegon (Venezia, 1945). Mostre principali: La tenda pisana di Ezra Pound (1978); Le bateau ivre di Rimbaud (1979); Nuvole, da Peter Camenzind a Hermann Hesse (1981); Da Montale (1982); Uccidiamo il chiaro di luna (1984); Era intanto calato il tramonto da Dino Campana (1988); Gli angeli sono tutti tremendi, da Rilke (1990); Pre-testo: Thomas Bernhard; I giorni stanno lì, neri, da Thomas Bernhard (1992); Opere recenti (1994); L’irrappresentabile di Thomas Bernhard (1995); Da Montale. Trascrizioni visive 1976-1982 (1996); Acquerelli 1979-1993 (1997); Opere recenti (1999); Wundemal (2002); Chi sei tu? (2004); Dipinti 1981-1999 (2005); Le forme della coscienza. Rammenta con me. Du denk mit mir (2006); Dipinti (2007); Opere 1991-1992 (2006); Opere recenti (2014); Playtime (2018); Quando il bianco ci aggredì (2019).

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