STORMIRE E BASTA. Nanni Cagnone

La forza che vibra
– poi risonante per dire
fra assordati rumori
una stentata parola,
con suo ignoto pungolo –,
è lei, a indursi
nella convulsa fonazione
del pianto, il piú ostile
dei nostri richiami, che
non finirà con queste lacrime
non può mettersi d’accordo,
perennemente ci séguita ci spia,
come un adolescente in fregola
tien dietro alle donne sulla via,
aspetta che lo vogliano.

*

Anni invernali, da cui
per falsamento di luce
non si vede la soglia.
Uno di noi, cullato
e già rimpianto
da dolenti stridule parole,
riconosce infangate
le sue scarpe.

*

Spazio finito, orlo di tamburo.
Ti conviene incarnarti finché puoi,
racimolare luce anche di notte,
far cammino nella bruma
e non lasciarlo mai solo
l ’istante, se no punge ogni cosa.
In fondo, in fondo al mareggiare
dei tramonti, al maturare insicuro
bruciore senza trama delle pene,
il solenne episodio delle foglie—
stormire e basta. Stormire.

*

Somiglianza
se prepara una discordia,
luce piú tardi opaca
su vie che diramano
in pietraie senz’orme
senza fiato, e queste penne
che stridono alle carte
per dire d’inutili vessilli
d’insegne che inerti
di grandi intendimenti.
Non sapremo quali sogni
avessero diritto
a consumarsi giustamente,
invece che schianto súbito
agli scogli—era una barca
da poco, ma sapeva vantarsi
della brezza.

*

Amante è colui,
sovrano de l’amato,
che per lui indietreggia,
e piú amorose le parole
della nostra quiete,
musica d’acqua nella gronda
o quei saluti di balza in balza
a seminare ricordi—siamo
altrove, ne l’innominato
precipite universo
delle aride doglie,
non volendo siamo altrove
e lontani da misericordia.

*

E trasognando le vedi,
figure scarse,
livide come un delitto
o per sortilegio amorose.
Invidia d’una vita
senza le mie vertebre, un
non orgoglioso scorrere
facendo del sorriso
un’abitudine—come
in certe locande fuori mano,
sai, quando sbagli strada
e chissà dall’errore
cosa speri.

*

Non crediate
l’opera d’un poeta
esaudita promessa
lieto fine – non è
che l’ultima rivalsa
d’una lingua,
la derisoria vacanza
di chi, perduto il lavoro,
con certezza del vuoto
riguarda vanamente
si torce le mani.

Angelo Cagnone
Nanni Cagnone
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