LETTERA PER KAFKA. Lorenzo Chiuchiù

Caro Marco,

hai ragione, avrei dovuto scriverti prima. L’età della ferita mi ha colpito quando lo lessi e la rilettura di ieri ha confermato quanto pensavo del libro. Non è un dialogo con Kafka; è una evocazione di ciò che appariva allo stesso Kafka prima ineludibile e, in subordine, incomprensibile. È come se l’enigma, l’incubo o la quotidianità straniata di Kafka fossero tutte segnature di un mondo ben più reale di quello che genericamente si considera tale. La cosiddetta realtà è una psicosi infera che col tempo diventa sempre meno significativa; la sua semantica alla fine si scopre vuota. Nei racconti di Kafka l’’autentica realtà accade su un piano differente; riguarda una specie di esegesi di un enigma inafferrabile ma – è questa la grandezza di Kafka – in piena superficie.

È insomma inafferrabile in una forma peculiare: non è né la profondità del redde in te ipsum né l’abisso scandagliato con furia romantica o suicidaria, ma semmai la cosa in sé di Kant. Ciò che percepiamo – a rigore: ciò a cui siamo esposti – è solo la cosa in sé sempre travestita dal fenomeno: questa è la sua maledizione, o kafkianamente la sua angoscia. Senza la cosa in sé il fenomeno non sarebbe nemmeno apparenza, sarebbe nulla prelogico e antepredicativo (che ad esempio Calasso, attraverso l’Oriente, accosta a Kafka: idea magnifica, ma difficile da suffragare; il nulla di Kafka è sempre il cabalistico Ayin, difficilmente riconducibile all’epica violenta del nulla vedico).

Il paradosso di Kafka forse è questo: se siamo esposti solo alla cosa in sé, è impossibile sbagliarsi sul fenomeno: l’angelo che si intravede nella stanza si rivela poi un angelo di legno e – contrariamente a quello che si penserebbe – entrambi sono messaggi della cosa in sé: è solo questione di esegesi. I personaggi di Kafka sono questa esegesi.

Fausto Melotti, L’angelo necessario

Ecco perché nel tuo libro la voce narrante diventa non commento a Kafka, ma un suo personaggio che, insieme agli altri, è un’esegesi disperata dell’enigma.

Ti abbraccio,

Lorenzo

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