AMANTI. Lucetta Frisa

Camille Claudel

1.

Lo sguardo di chi regge il tuo viso

non è eco ma filtro sottile che include lo specchio

Se ti guardi no lo vedi

Là dietro nel buio palpitano piccole cose vuote

dalle fessure:

Ti chiamano per nascere e colmarsi

Qualcosa s’affloscia lento come un vecchio sipario

dove troppe volte gli occhi si sono applauditi e sepolti

Ora sai di vedere il mio nome.

2.

Il mio nome è dolce e amaro è greve e leggero

brucia e si spegne

Ha chiare sillabe sonore là dove volevi incontrare

silenzi cedevoli per il sonno ed il sogno

Posso accostarlo al tuo prima che, solo, si esploda o si spezzi

E c’è un angolo là, un filo d’ombra che nasconde qualcosa

d’un tratto e sposta tutto rinvia sospende allude a un corpo

più segreto ancora non detto

Sento tornare il desiderio.

3.

Tremando ti consegno il mio corpo e la mia parola

Segnalo, incidi o passa come un’ala radente e lieve

Lascia ombre e luci, quello che vuoi

questo mio involucro splenderà abbastanza

per dire quello che pulsa, freme urla o bisbiglia

che non sappiamo da dove soffia che cosa insegue?

È il solo passaggio segreto della fortezza assediata

di notte, tra fiamme e polvere.

Lasciamola vuota alle spalle e fuggiamo, nudi, più in là

4.

Vi sono luoghi di penitenza dove mani e bocche sospirano

nel cupo manto del desiderio

Non puoi conoscermi se ti spio di quassù

perché tutto è bianco di colomba e vigili terrazze

L’abisso puro dell’aria ci ha separato in celle soffocanti

sopra questa montagna che incanta i corpi e la voce

5.

Fragile la mia parola si è aperta e ne esce la furia dei venti

La sento farsi polvere, singhiozzo, affanno dell’aria. Dove andrà

silenziosa, lacerata da tempo e spazio inospitali che non vuoi

percorrere più? Avanza la fredda bufera della notte. Quali

diverse intenzioni inseguiamo che qui non s’incontrano?

6.

Si alzano tutti gli specchi, tutti i miei visi

Li tocco e non li sento più. O forse quella cosa

rattrappita chiusa è un corpo

mio, una volta. Ricomincia il buio

degli occhi della gola e del foglio che non rispondono

L’eco ritorna, luttuosa, torna e ritorna

torna e ritorna….

Lucetta Frisa

*Il testo apparso in Differentia, 2, primavera 1988 (rivista bilingue diretta da Peter Carravetta), con traduzione di Pasquale Verdicchio, Queens College Press, New York, 1988.

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