TESTAMENTO

Antonio Bruno

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Testamento

Ultime parole di Antonio Bruno, scrittore futurista.

Catania, agosto 1932.

Io, Antonio Bruno, nato nel 1891 a Biancavilla di Sicilia, gobbo dalla nascita, traduttore di Proust e Baudelaire, amico di Soffici e Picasso, seguace di Marinetti e fondatore del Picwick, io, Antonio Bruno, avendo scritto Fuochi di Bengala e deriso quell’idiota di Villaroel, io, traduttore di liriche cinesi e gravato di debiti vergogno­si, amato da Campana e odiato da frotte di imbecilli, in pieno possesso delle mie facoltà mentali, avendo dissanguato il mio patrimo­nio fino all’osso, avendo cercato di abiurare il mio genio, io che mi sono reciso la vita dalle vene e sono sopravvissuto e ho seppellito viva l’anima in questo corpo che cammina, io che ho scritto la Serenata della bambola e i Canti nuziali di Maria d’Albavilla ad Antonio il Bruno all’alba della Terra Nuova, io che conosco la lingua suprema degli uccelli che volavano sui fiumi della Persia e dell’Arabia, io, Antonio Bruno, ormai investito di poteri soprannaturali, avendo divulgato sulla terra un nuovo Vangelo, essendo andato in giro per le vie di Catania a sfiorare le facce dei passanti con un geranio rosso, la Vergine Maria appollaiata come una colomba sulla mia spalla, colpevole di aver condannato folle intere ai tormenti dell’inferno, io, Antonio Bruno, in pieno possesso delle mie facoltà fisiche e mentali, mi uccido nella notte fra il 28 e il 29 agosto 1932, all’età di quarantun anni, con settantadue compresse di barbitu­rico, in questa camera di cui non ricordo il numero, in questo albergo di cui non ricordo il nome, al centro della mia vera città, protetta dal misterioso elefante. (M.E.)

Casa di Antonio Bruno, Biancavilla di Sicilia

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