TRENO IN FORTE ANTICIPO. Luigi Grazioli

Umberto Boccioni
Umberto Boccioni

Accortosi di essere in anticipo di mezz’ora, il treno, sconcertato dalla sua stessa frenesia, anziché sostare in qualche stazione secondaria o su un binario morto, ha rallentato fino quasi a fermarsi e senza soluzione di continuità con uno scossone è ripartito in retromarcia a tutta birra, percorrendo una ventina di chilometri e facendoci ripiombare dalla periferia urbana che già scorreva ai nostri fianchi nella campagna profonda, con gli agglomerati di palazzine e poi le cascine e i casolari che non solo si facevano sempre più radi ma, assieme ai silos, ai tralicci, agli alberi e in genere a tutte le cose, diventavano sempre più evanescenti e impalpabili, come se si sgretolassero dall’interno o tornassero essi pure indietro. Come se ogni cosa fosse impaziente di retrocedere, indietro, indietro, fino a prima dell’infanzia, fino all’origine o oltre. Man mano che il treno correva al contrario, ogni cosa rimpiccioliva e si sfaldava, gli elementi di cui era composta si liberavano l’uno dall’altro in una specie di ebbrezza di separazione che non sarebbe cessata nemmeno quando il treno avrebbe recuperato, se mai fosse accaduto, la direzione prevista, il giusto senso, giù a capofitto verso la dissoluzione nella pace che secondo alcuni precede l’origine, oppure sospesi nel magma di tutto e di nulla che ci sarebbe secondo altri, in un fermento che ancora non si conosce e che nondimeno è irresistibile, nell’apnea trepidante dell’imminenza, se non addirittura in uno spasimo lancinante senza fine. Ma non verso il niente, forse, quanto piuttosto verso lo spiraglio dello sbocciare di nuovo, l’esplosione del venire alla luce, il momento esatto in cui ogni essere viene ad essere, in cui dal niente si passa al qualcosa, anzi a questa cosa, esattamente a questa, a quella che ciascuna è, per non essere, dopo di allora, mai più, se non il rimpianto di se stessa, della se stessa andata, perduta, svanita una volta per tutte. Ma forse stavolta no. Stavolta forse no, mentre il treno rientrava nel tempo ordinario, verso la destinazione programmata, nel giusto orario. Allora si sarebbe visto. O non visto.

William Turner

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