TRASCURABILI BELLEZZE. Emilia Barbato

Joseph Cornell

per questioni terrene

per questioni terrene, talvolta,

il vento porta un nome di cielo,

resina nel suono raduna farfalle

e piccole paglie, misura in un verso

la profondità di una bianca viola,

viola che permea tutto

corpo bosco che si libera e muove

con movimenti vivi, di radici.

**

danzi e chiami corda

danzi e chiami corda
la rotazione nei passi,
musica di foglie, l’universo
dove oscilliamo. Il paradiso,
aggiungo, è in questi giardini
una pulsazione luminosa,
il battito di un astro.
Trattieni il respiro e il vento,
le stelle possono cantare
questa notte.

**

trascurabili bellezze

Le mura scrostate, le erbe alte,
lo sguardo che sferraglia sulle rotaie,
il sole improvvisa minime bellezze,
il sole fallisce
nella mia pupilla contratta,
si sgretola la piccola ferrovia,
sparisce, impara a disertare
le persone,
i luoghi
lasciati orfani,
vedi con quanto metodo
si abbatte l’abbandono?

**

L’allusione

Questa è solo un’’allusione,

senza volto,

il ruggito delle onde

non carezza

il nostro debole.

I muti gabbiani [reclusi]

non ritornano. Tutto arde

di un purpureo a due epoche

come un archeologo che beva

un vino dal coccio del vaso.

Crudele e con più

indifferenza cresce

un pensiero criminale.

Chiedo l’origine al muto

geroglifico, alla natura.

**

Scatola blu

A quel tratto

metallico che l’insegna tace

spetta l’erba del mio sopracciglio

senza sciintille, prima che appassisca nel sole

ottobrino, l’occhio raccoglie una stella.

La bottega è un biscotto

chiuso nela sua scatola blu,

il momento è un enigma.

Il cielo si è spezzato.

**

È in un cerchio di spuma e di luce

È in un cerchio di spuma e di luce
che mi frango insieme ai soli d’acqua.
Per gravità l’onda si apre nello spazio
e si ritira in una grafia di granelli.
Brilla nella regola la parte
rende al cielo il suo tutto
e lo specchio di sabbia ritrova l’astro
intero; un portato rapido di azzurro,
un’orma subitanea. Come cambia la spiaggia,
la santolina si allunga
un po’ di più dei gigli
[che di mattina hanno il fiato
addolcito di latte così chini
ai piedi del ginepro] e i legni stanno su
secondo il carattere di chi li ha disposti ieri,
oggi i gusci delle arselle sono
ancora più vuoti e levigati,
bianchi come minute ossa di mare.
Qui, dove tutto muta, “quale peso ha mai l’uomo?”

Emilia Barbato è nata a Napoli nel 1971 e risiede a Milano. I suoi testi sono apparsi in diverse antologie, sulla rivista “Il Segnale”, “Poezia” di Bucarest, “Immaginazione” delle Edizioni Manni e sull’”Aperiodico ad Apparizione Aleatoria delle Edizioni del Foglio Clandestino”. Geografie di un Orlo (CSA Editrice, 2011) è la sua prima raccolta. Seguono Memoriali Bianchi (Edizioni Smasher, 2014) Capogatto (Puntoacapo Editrice, 2016), Il rigo tra i rami del sambuco (Pietre Vive Editore, 2018), Nature Reversibili (LietoColle, 2019), Flipper (Officina Coviello, 2022), Primo Piano Increspato (Stampa 2009, 2022).

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