VERSI AFFIORATI DAI CASSETTI. Giuliana Brescia

Avere parole

Avere parole,
parole da riempire tutta la mia camera buia
e sentirle alitarmi
sul viso che son vive.
Vederle laggiù e colorate,
morbide, tenere come drappeggi di velluto
che coprono lo squallore bianco
dei muri.

**

Sola

Le porte che ho chiuse dentro di me
si sono spalancate
come in un immenso castello di sale allineate.
Ho voltato i miei passi
e con le mani protese
(cercavo i doni d’una volta
lasciati nel passato)
ho camminato sola nella mia vita.
Muri di solitudine
vestiti di colori senza voci;
odore come di cose morte;
uno stanco sentore
di passioni senza ricordo.
E non ho ritrovato
fra mille voci
quella che mi dicesse: – ascolta!
e mi lasciasse
fra le mani un fiore con radici di terra.
Tonfi di porte chiuse…
e ritrovarsi
sull’orlo di un abisso.

**

Autolesionista

Sta scendendo la sera

e io leggo appena

le parole che scrivo

ma tutte le snto

dinanzi a me

in fila e minacciose.

Sono pronte

a slanciarsi contro il mio petto

per annientarmi

ed io ne ho paura, eppure

continuo a farmele sfilare

dinanzi,

lasciando che ognuna

mi segni con una ferita

senza sangue.

**

Mio piccolo pane

Mio piccolo pane

che acquisti talvolta

una fame senza tempo

e ti scaldi a un calore

che tu mi doni chiedendo;

mia piccola fonte –poesia-

che sgorghi e non so

dove hai le sorgenti,

ti devo il sapore di vita,

il gioco di specchi

che chiamo illusione

ed è amore.

Tu mille sentieri ti scavi

in questo ostinato negare

e ridi di giovani mani

che vogliono aprirsi e donare;

tu duoli che io spesso non sappia

capire e volare con te.

Tu piangi, tu canti, tu sai

che in ogni tortuoso recesso

è una luce

che accendi passando,

e freme rinata da te

**

Da Grande

Ho promesso, lo ricordo appena,

di tornare a riprendere

quello che ho lasciato

in una casa antica,

quando ho chiuso le porte

e le finestre e ho detto:

Attendete, verrò per riposarmi,

ritornerò a godere

di queste fanciullaggini vissute;

ritornerò da Grande

per sorridere con voi di me,

teneramente e solo per affetto.

**

Giuliana Brescia, nata a Rionero in Vulture il 21 febbraio 1945, muore suicida l’11 luglio 1973 a Bari, dove viveva col marito e la figlia Nadia Amanda. Appena dodicenne inizia a redigere con il fratello Sergio “Il Formicaio”, un ciclostilato letterario. Nel 1962 a Napoli le viene assegnato il Premio letterario “La Maschera d’Oro”; nel 1969 e nel 1971 viene premiata per Tele di ragno e Brano di diario. Pubblica Canovacci di racconti che non scriverò (Napoli, 1968), Lettere di un soldato (Napoli 1969), Tele di ragno (Cosenza 1969), Brano di diario e altre poesie (Cosenza 1970). Postume sono pubblicate le sillogi Poesie del dubbio e della fede (Napoli 1974) e Versi affiorati dai cassetti (Venosa 1986).

Giuliana Brescia

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