HERCULES SEGHERS. Yves Bonnefoy

Hercules Seghers

La forma dell’essere umano, la strada che intraprende, il luogo dove vive: Seghers mette tutto questo in gioco e per questo ci turba. Categorie come la sicurezza spirituale, l’accecamento, l’esilio, contestate e sminuite, si perdono in uno sforzo estremo dell’attenzione artistica…

Questa messa in discussione è inappellabile: il colore – armonia possibile, possibile sogno di forme – viene negato in anticipo, mentre il contorno naturale delle cose – la roccia, ad esempio, con il suo aspetto facilmente percettibile, punto d’appoggio istintivo dell’intuizione religiosa, sbocco degli dèi sulla terra – è cancellato, eroso, scisso dall’una all’altra incisione attraverso qualcosa di bianco e di immateriale. Questo fondo, verso il quale Seghers ci conduce, non è forse l’informe, l’eclisse del progetto umano? Si pensa ai colpi di gomma di Giacometti: più che al dettaglio di un aspetto, portano all’apparenza pura, cercando di liberarla dalle categorie della vista. Seghers e Giacometti bruciano le navi dell’uomo. Ciò che rappresenta è vero al di là della parola che lo pronuncia. La parola, come il riflusso che cancella, si accorda alla notte.

Alberto Giacometti

Hercules Seghers

In Seghers, al termine di questo cancellamento delle cose, nel momento in cui lo sguardo indotto in confini ossessionati da forze incontrollabili quasi dispera dei poteri dell’uomo, la forma paradossalmente ritorna… Attraverso questa presenza povera, rasoterra, al più basso grado del visibile, si disegna il vero cammino di una terra che avvolge l’umano, poeticamente abitata…

I pittori informali disegnano le crepe del muro, l’aprirsi della pietra sotto le radici dell’albero, la sua progressiva appartenenza alla casualità della roccia. Ma tutto questo accade al sole di un orizzonte la cui bellezza razionale è sufficiente a mantenere l’illusione di un essere-in-sé della Forma; e, se la fragilità umana è voluttuosamente ammessa, è ammessa solo dando valore assoluto alle categorie che la pensano.

Seghers non ha nessun tipo di attenzione per questa tradizione romantica. …Nell’epoca di Vermeer, che assolutizza le apparenze, nell’epoca di Rembrandt che se ne distrae, occupato dalle sue stravaganti ricerche di psicologia spirituale, Seghers è un isolato. Solo Elsheimer, nei suoi disegni venuti recentemente alla luce, ci suggerisce, come direbbe Rimbaud: Ho visto. Solo Elsheimer, come Seghers, contempla faccia a faccia questa presenza nella montagna e nell’albero: questa vista o salva o conduce alla follia.

Hercules Seghers

Da quando Gallileo guardò ingrandire nelle sue nuove lenti il suolo screpolato della luna, la coscienza ha cominciato a comprendere che la forma non era ciò che sembra a Dante e a Raffaello: non era la realtà ultima dell’essere. Ma semplicemente la nostra scrittura – le nostre aperture, le nostre strade incompiute, il nostro vento. Potremmo sviluppare questa scrittura in modo felice, non mettendola in quanto tale in discussione, senza prima assumerci, con un’immersione al di là dell’apparenza, il diritto verificato di pretenderlo?

Poussin, che studiò con passione la musica antica del numero, prende un pugno di terra e dice – Ecco la Roma perduta – Questa terra che appare nei suoi ultimi quadri – Polifemo, Orione cieco, Apollo innamorato di Dafne – si confronta a ciò che Seghers ha sostenuto, povero e solo, nei fasti del secolo d’oro.

Hercules Seghers

Una certa musica, di presunto diritto divino, – che trionfa nel Concerto di Giorgione e si incupisce in Leonardo da Vinci, diventa ornamento nel manierismo, si tende e spezza nelle dissonanze di Michelangelo, ma rinascendo sempre come unica dimora, unica nave – ha fine per sempre. È a partire da questo silenzio, ormai, che la verità dell’arte prenderà corpo. Si comprendono meglio, indagando il segno di Seghers, gli alberi di Fragonard, dalle cime pericolanti come frammenti di ghiaccio; ed i visi ossessionati, travolti, che dipinsero Géricault e Goya.

Si comprende la follia, la cui ambiguità si profila nel divenire di quest’opera.. Quando l’equilibrio non è più che formula soddisfatta, lingua impietrita, artificiosa chiusura, e non sussiste più che il vuoto, la massima ambizione dell’artista può scivolare nella malattia per portarsi a contatto del limite invisibile in cui i segni cambiano senso. Ci sono momenti in cui il sintomo può essere la forma vuota di questa pienezza che, in tempi arcaici, si definiva positivamente come simbolo e nei quali la nuova armonia non può che farsi udire nella sincope dell’ordine e della forma stabiliti

Hercules Seghers (Haarlem, 1589 – Amsterdam, 1635) influenzò con l’opera grafica dei suoi ultimi anni Elsheimer e Rembrandt. Innovò la tecnica dell’acquaforte e dell’acquatinta. Non ebbe imitatori e non appartenne a scuole. Morì in circostanze tragiche. Ubriaco, cadde e si fratturò il cranio. Fra i titoli delle sue opere: Ai limiti del bosco, Paesaggio con rocce aguzze, Paesaggio fluviale con rocce, Paesaggi con abete.

*Hercules Seghers, di Yves Bonnefoy, è pubblicato in “L’Ephémère”, 2, aprile 1967. Traduzione di Marco Ercolani in “Fanes”, 2, giugno 1990, ora in “Scritture”.

Hercules Seghers

Hercules Seghers

Hercules Seghers

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