SANTA BARBARA. Ilaria Seclì

Santa Barbara

Santa Barbara è una fila di case

di uguale altezza, una accanto all’altra

senza piani sopra, solo cielo.

Una lenta sequenza di film muto

su crolli di masserie feudali, ovili, stalle

strati e strati, belati, storie, stemmi

fissati nella trama del pictor optimus

mossa appena da una nonna

che spinge l’altalena. Tu guardi

e non vedi più il senso di tanta strada

altrove, quanto è piccolo ciò che conta

e quanto poco conta il resto.

Nel silenzio della piazza e filari

di muri e uomini senza sorprese

integra resiste una parola estinta altrove.

**

Fotografie di Loredana Moretti

Neve

Non viene, si ostina a non cadere

alzo piano la tendina

far durare lo spasimo

o speranza come la chiamate.

Ma cade la verità del luogo

lo sciamare vuoto, le ciance, il clima,

niente che somigli a questa disciplina.

*

Io sogno, sto sognando

ho messo l’anello più bello

un po’ per ricordare un po’ per essere felice.

Come fosse vivo il silenzio, anche qui

chiaro trasparente aria ghiaccia

un gennaio russo di armi arti fuoco

urla di futuri accesi, bagliori, battesimo

eternato. Lotte cammini infiorescenze

ostinato farsi di stagione,

schiudersi di fiore, ostinato darsi,

fa sera e fa mattino.

*

Nessuno muore, non sono mai morto

ripete la carcassa sull’asfalto di questi calendari,

ripete la carcassa sulla strada

che continuano a schiacciare.

Non sono mai morto.

Ilaria Seclì

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