NELLE CREPE DEL TESTO. Luigi Sasso

Francis Bacon, Michel Leiris

Appunti per Michel Leiris

Portare l’interpretazione in questi ambiti negletti comporta di necessità la messa in discussione dei suoi strumenti e delle sue strategie. E’ il tentativo di reinventare il linguaggio critico, di sperimentare nuove forme di scrittura.

Occuparsi di opere di differenti ambiti culturali e linguistici può nascere dalla necessità di inseguire un tema, un’immagine, le metamorfosi di un personaggio, l’utilizzo di un particolare elemento o forma del discorso (la biografia, il diario). E’ un metodo applicando il quale si trova sempre il volto di un autore, di un testo, o qualche altra identità.

C’è sempre infatti un angolo cieco, un vuoto, un punto di cedimento del testo attraverso il quale avvicinarsi più facilmente alla sua essenza, al suo significato più profondo. Al suo punto vitale.

Un esempio? L’importanza che gli oggetti assumono in Leiris. Anche quelli più ordinari acquistano un valore mitico, diventano la manifestazione del sacro nella vita quotidiana. Nella messa in scena di uno spettacolo teatrale gli oggetti possono diventare gli emblemi dell’opera. E’ una passione, quella per gli oggetti, che lo scrittore condivide coi surrealisti. Annota in Aurore: «sono aggrappato alle cose inanimate come un passeggero al parapetto di un piroscafo nei giorni di grande tempesta».

E l’antropologia ha insegnato a Leiris, del resto, che in un’unghia può risiedere l’anima di un uomo. L’importante è che l’oggetto stabilisca relazioni con luoghi e profondità abissali, tanto da racchiudere in sé la verità dell’esistente.

Leggiamo nel Diario: «Non è necessario, per suscitare un’emozione, ricorrere ad oggetti rari o lontani, possiamo prendere gli elementi più familiari, a condizione di attribuire loro importanza cosmica e di convincerci che l’universo è interamente contenuto in ogni sua minima particella».

Questo atteggiamento non costituisce soltanto un modo per interpretare la realtà delle cose, ma porta alla definizione di una poetica, di un modello di scrittura. Così Leiris può annotare, ancora nel Diario:

«Mi sembra di puntare a qualcosa di simile nei miei scritti attuali: abbondanza di dettagli più o meno pittoreschi, da cui vorrei far sgorgare talvolta un passaggio emozionante e semplice, di una rigorosa purezza formale, – il tutto valido nella misura in cui (come in un’arte «barocca») il rigore è rotto dall’abbondanza ma non cessa di manifestarsi attraverso quest’ultima». Ecco, sta tutta qui la fisionomia della sua pagina. Il mondo è un’architettura complessa e labirintica, una struttura di emblemi e di nodi, un vortice di immagini che non esclude la presenza di una sintassi, la geometrica limpidezza di una musica. Una «carabattola», e il suo interminabile disegno sonoro.

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