UNA QUESTIONE DI STILE. Donato di Poce

Donato Di Poce, Una questione di stile (Poesie 2011-2021), Edizioni Eretica, Buccino, 2022

Introduzione di Tomaso Kemeny

Postfazione di Mariella Colonna

Donato Di Poce

L’ironia di Donato Di Poce è la maschera di una poesia generosa e sincera, immersa nel dolore del suo tempo, del nostro tempo. Ma questo dolore viene esposto, in versi, con toni da cantilena e da canzone, reinventandosi una apparente leggerezza, una “musica da camera” che nasconde oscurità segrete: (“Forse non sapevano che la Poesia / Mi trasforma continuamente / Un giorno sono Curdo, l’altro Albanese / Un altro ancora, sono un treno / Colpito per errore da un missile Americano. / Credevo d‘essere nato per scrivere Aforismi / Ma la Prosa della vita mi confonde le idee / E domani forse sarò dentista, medico, giardiniere. //Io lo so! / Non sono un Poeta / Ma la poesia mi dorme accanto / Con in tasca una scatola di colori. / Io non so cos’è la Poesia / Ma la vita credetemi / È una questione di stile”). Nella sua introduzione Tomaso Kemeny osserva: “Come si sa i poeti non sono i malati mentali, ma i medici della civiltà e Di Poce, in questo suo scritto prescrive come cura, come medicina, lo stile, una forma verbale che abbia il potere perturbante di rimettere in sesto il battito cardiaco del lettore e del suo microcosmo”. Il libro è diviso in tre parti: Il mestiere dello scrittore, Non Assassinate i Poeti, Le parole che non so dire, e concluso da una postfazione di Mariella Colonna.

Scrittore di aforismi e “poesismi”, Di Poce tende a una felice utopia, e i suoi versi più incisivi non sono quelli che scelgono la pur necessaria denuncia politica ma quelli che restano ai margini delle cose, scritti da uno chansonnier della disperazione, che evoca il più crudele e spiritoso Prévert: “Le cose più belle / Le scrivono le rondini / Non i Poeti allevati / Tra le gabbie dell’Utopia. / Le cose più belle / Le scrivono i pazzi, i criminali, gli offesi / Non i Mandarini della Rivoluzione. / Le cose più belle / Le scrivono le foglie Non gli uomini arrampicati/ Agli alberi della conoscenza. / Io non sono rondine, né pazzo, né foglia / Per questo non so scrivere / Le cose più belle”. E invece è proprio nel non essere né rondine né pazzo né foglia, in questo dire abbassato, un po’ walseriano, spiritoso e dolente, che Di Poce sa fare della sua “questione di stile” una poesia originale, che tende alla conclusa felicità dell’aforisma. Non è solo un caso che molte delle sue plaquettes siano state pubblicate da Alberto Casiraghi, inventore delle mitiche Edizioni PulcinoElefante, che in due sole pagine (una breve scrittura, un frammento visivo) è in grado di racchiudere un intero mondo più che in tutte le articolate “Odissee” di macchinosi libri. Di Poce suggerisce un lirismo struggente che lo colloca fra gli “innamorati” della poesia : “Quando un Poeta muore / Ti sembra di vivere come in sogno / Mentre le parole ti guardano stupite / Come fossero incompiute / E aspettano da te un respiro / Che le cancelli poco a poco”.

**

ANTOLOGIA

Il mestiere dello scrittore

Oggi ho portato con me

Virgole, sospiri e puntini di sospensione

Mentre i trattini li ho ammucchiati

Qua e là dietro l’emozione.

Ho portato anche le metafore cometa

Il trenino di Bogotà

E persino il fiore con postilla allegata.

Non ho scordato

Il manuale di stile

E nemmeno l’ispirazione.

Perché la vita oggi mi fa male

E non voglio fare

Nemmeno un errore grammaticale

*

Vivo nelle cose che non so trattenere

Vivo nelle cose che non so trattenere

In tutto quello che non vedo

E nelle parole che non so dire.

Mi perdo nel silenzio delle cose

Come polvere che fluttua nel vento

Ascoltando i ritmi sbagliati del silenzio.

Sarò guardiano delle parole scomposte

Che balbettano nell’assenza dei vivi

Ascolterò la dissonanza di una visione

Che si ostina a vivere nelle pause del respiro

**

Donato Di Poce, nato a Sora nel 1958 e residente dal 1982 a Milano ama definirsi un ex poeta che gioca a scacchi per spaventare i critici. Poeta, critico d’arte, autore di poesismi, fotografo, studioso del Rinascimento. Poliedrico e ironico, ha al suo attivo più di 40 volumi tradotti anche in diverse lingue, 20 ebook e 40 libri d’arte Pulcinoelefante. Dal 1998 è teorico, promotore e collezionista di Taccuini d’Artista. Ha realizzato L’Archivio Internazionale di Taccuini d’artista e Poetry Box, progetto espositivo itinerante.

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