LALOMANIA. Michel Thévoz

Certi psichiatri sono stati attenti allo stato di esaltazione creativa quasi permanente dei loro pazienti. Così, nel 1892, il dottor Jules Séglas da’ una descrizione di quella che viene chiamata lalomania. Se ci si astrae dal gergo ellenistico e neologizzante che sembra essere una regola nel discorso psichiatrico, si dovrebbe riconoscere che questa descrizione si adatta bene alla disposizione spirituale di Jeanne Tripier: «Esiste un certo numero di alienati che vivono in uno stato di eccitazione generale al quale partecipano tutte le facoltà intellettuali. Le idee si affollano nel loro spirito, le associazioni sono rapide; un’assonanza di parole basta a provocare una serie di idee; la memoria si esalta e riconduce al loro spirito una serie di fatti che si sarebbe potuto credere dimenticati per sempre. La loro immaginazione non è mai a corto delle concezioni più strane e fantastiche. Nei malati, è il linguaggio a tradurre questo tumulto di idee, questo generale disordine dell’intelligenza. Questi alienati parlano in modo volubile, senza prendersi neppure il tempo di respirare o di rispondere alle domande. Giorno e notte parlano senza tregua e senza riposo, sempre più velocemente, come se avessero paura di non poter esprimere tutte le nuove idee che emergono incessanti al loro spirito esaltato, e che hanno bisogno di scagliarsi-al-di-fuori (logorrea, polifrasia di Kussmaul). Talvolta il loro discorso è interrotto, sconnesso, e, quale che sia la loro velocità, non possono arrivare a formulare tutta la serie delle loro idee, tanto la successione è tumultuosa e va più veloce della parola (fuga di idee)1. Quale scrittore professionista non sognerebbe di contrarre una lalomania così feconda intellettualmente e poeticamente! Non sarebbe la vigilanza dello Stato terapeutico a scoraggiare o a medicalizzare tale disposizione di spirito…

1Jules Séglas, Des troubles du langage chez les alienès, p. 59

Jeanne Tripier
Jeanne Tripier

Michel Thevoz nasce nel 1936 a Losanna. Storico dell’arte, dirige il Museo des Beaux-Arts di Losanna dal 1955 al 1975. Nel 1976 Jean Dubuffet gli affida la sua collezione e così crea la Collection de l’Art Brut a Losanna, che dirige fino al 2001. Scrive di Louis Soutter, di Jean Dubuffet, di fenomeni «borderline» come l’arte dei folli, il suicidio, lo spiritsmo, l’infamia, il riflesso degli specchi. Con  Roland Jaccard scrive Manifeste pour une morte douce. In L’Esthetique su suicide stabilisce un legame fra creazione artistica e pulsione di morte. Nel 2020 la Collection de l’Art Brut gli permette l’acceso a 70.000 opere per una esposizione temporanea dal titolo «L’art brut s’encadre». Tra I suoi libri: Pathologie du cadre: quad l’art brut ’éclate; L’art suisse n’existe pas, L’art comme malentendu; Les Ècrits bruts. Le langage de la rupture.

Michel Thévoz

Michel Thévoz
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