MATERIALI PER UN FRAMMENTO. Alberto Cappi

La traduzione

Si vuole che alcuni testi poetici siano intraducibili. Dunque, di per sé parlano tutte le linque. Quanta potenza dello Spirito! La traducibilità della scrittura starebbe a testimoniare la sua debolezza spirituale. Eppure, ciò che dello spirito vine meno affranca il corpo. E qui si tratta di un corpo che per fugire il proprio destino scommette l’incertezza. Come può infatti essere tradotto senza giungere estraneo a un segno straniero? Se il tradurre afferma il corpo attraverso l’errore, ne porta anche il marchio dell’illeceità, la materialità. La traduzione: propaggine estrema del testo. Il suo esilio, la sua intolleranza alla legge. Sconfitta di una sconfitta.

Il segreto

Credere all’entroterra del linguaggio poetico come insaputo che si preclude alla conoscenza è atto di fede. Lo narra la parabola che vede nel verso un mistero in cui l’alleanza al prodigio ha l’espressione del fascino. Al di là del’aneddoto, ben poco è misterioso in poesia. Al contrario, c’è del segreto. Ed è segreto che non è mai in attesa della parola che lo metta a nudo. Piuttosto, un abbandono: lasciar peregrinare la domanda nel territori di un’altra economia, nel dire per suo conto, fino alla metafora che traccia l’avvicinamento del chi cerca e del come si forma il segno. Appunto questo: tra il non chiedere e il non intendere, il segreto è l’imprevedibilità e l’azzardo che fanno del testo solo e appena una possibile voce. Hors de la lettre elle s’évoque, très / soudain cassée et caressante plume (Alfred Jarry).

Memoria

Di un poeta greco d’oggi, così poco conosciuto da entrare senza nome nella poesia, Nicos Bletas Ducaris, così teso a riportare a Sparta il dono di senso che prodiga alla referenzialità, immagino lo stordimento quando è colto e tradito dal primo verso: mi sento brivido: ho toccato / la ferita di questa notte. Davvero nella poesia c’è un’altra poesia; e può essere quella che giunge al testo insieme alla musica, al linguaggio inconscio, o alla logica, o al corpo. È forse per tale evento cje l’intendimento del testo va oltre l’essere inteso del linguaggio poetico. Nello stacco, puntuale, memoria e dimenticanza soffiano con la stessa voce.

Sapienza

A volte configurata nella follia, tratta al bordo ddell’enigma, invidiata come una distrazione di dèi e demoni, letta nellla possessione, dispersa nella foglia oracolare, divisa nel pensiero, confusa nel gioco tra essere e avere, nell’enunciato la sapienza sembra imprendibile.

Eppure nella poesia, appunto dove non ha cammino, appare per albeggiare.

Forma che si inventa tra numero e il segno, traccia quanto evita il feticcio del suono e ride dell’arroganza semantica. My Knowledge, scrive Wistan Hugh Auden, ends were it began.

Vanni Cantà

La pazienza

Incontrare il testo? È una domanda che mi porta a trovarlo nel miraggio e nella sviosta. C’è alllora un costo non solo semiotico da pagare, da spendere nell’errore. È un costo che se rende erratico l’interppretante lo avvicina comunque, nel giro dei labirinti d’approccio, a un bordo di verità nell’atto di parola. Questa è forse la pazienza testuale: la forma dell’incerto che accosta al tempo della lettera fino all’occasione in cui la lettera potrà guidare con il proprio filo corsivo. Rien de plus cher que la chanson grise / Ou l’Indécis au Précis se joint (Paull Verlaine)

Illeggibilità

Accade che la poesia venga definita illeggibile, che nessuna intrpretazione possa esaurirla. Dove cade allora lo sfalso tra lingua e scrittura, tra scrittura e lettura? Credo proceda dal punto per cui il testo si da’ come sempre possibile. E solo la fuga origjna il varco. Illeggibilità: esca, fantasma, torsione del gioco tra lettera e segno. Ho fiinito il libro e ho messo il punto. / Ma non riuscivo a leggere il manoscritto (Arsenij Tarkovskij)

L’ascolto

Potrà il poeta presentare il testo se non a patto di dichiararsi auctor e definire l’opera? Di tale possibilità conosco il teatro, le sue quinte di complicità e tradimento. Astante a uno specchio l’opera mi si presenta rovesciata, il testo mi si rivolta contro. Nessuna innocenza fa da cornice: tra aria e tono già la lettura dice l’interpretazione. Qui, al soggetto non appartiene atto. Pertiene invece alla scrittura l’ascolto della voce. Questa lettura deve avvenire tutta al buio (Antonio Porta).

I testi sono tratti da: Alberto Cappi, Materiali per un frammento, Edizioni Campanotto, Pasian di Prato, 1989.

Alberto Cappi (1940-2009). Poeta, saggista, traduttore. Le sue plaquettes poetiche sono raccolte in: Poesia 1973-2006 (Puntoacapo editore, 2009). Tra i libri saggistici ricordiamo: Il testo e il viaggio, Materiali per un frammento, Materiali per una voce, In atto di poesia, Materiali per un’arca, Il passo di Euridice, Libro di poche pagine. Ha tradotto Juan Liscano, Alain Jouffroy, Florbela Espanca, Ernesto Cardenal, Carlos Franqui.

Alberto Cappi

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