(LA VOCAZIONE FILIALE). Eugenio De Signoribus

(le macchie di muffa erano inarrestabili

malgrado le finestre fossero rimaste aperte

tutta la primavera

anzi, anche i ferri delle persiane

mostravano chiari sintomi di ruggine)

(a tale status egli si opponeva

con un’imago non caricaturale:

una persona dalle spalle larghe

che passava deciso oltre la stanza

di peso trascinando la sua ombra…)

(a nord egli scrutava una barriera di querce

una frontiera con tenue sottobosco dove

la domenica entrava puntuale il cacciatore

un ex migratore in terra tedesca

attento alla tresca mattutina delle foglie)

(a est fissava la sterpaglia dei contrafforti

sopra il torrente dove le madri-voci ancora

rincorrevano la marmaglia aguzzina di ranelle…

assenti sempre i padri costruttori

di case sugli orti in scale cieche)

(era già padre e cercava ancora

un altro padre pensandolo tra i vivi

seguendo quell’imago incorruttibile

nutrita a lungo dalle aguzzerie

stampate negli anni sugli annali…)

(neanche al rallentatore quell’imago

presentava lati oscuri: esemplare

l’adattamento al dazio commensale,

il coltello morbido in difesa

e la forchetta schermante entro il suo spazio)

(col tempo, invece, su agili gazzette

prese a certificare seriose tintorie

o borie intellettuali e vanitoserie

o, a dispetto, musicali vati

o blande bande, asinerie…)

(l’arte poetica s’ingombra nei recinti

della scuola ateniese o di araldiche chiese

o di caffetterie con stucchi, o scalcinate…

e le parole indorate pronte ad evaporare

o, catturate, appese a sentenziare…)

(dove l’ago si incarna, il filo inossidabile

ogni nome cuce alla sua cosa

senza sinonimie o acrobazie vistose.

la tela che ne viene ha intramature

simili al corpo stesso del pensiero)

(malgrado la porta aperta nessuno era passato,

da lontano qualcuno aveva tentato un sermone

più per educazione che per franca vena,

un minuto distogliendosi dall’assedio

di soldatini di piombo o di pena o di tedio)

(gli abbagli del padre consumati,

i falsi lasciti del fine dicitore,

l’acqua tinta ne porta via l’imago

ma rimangono impronte di parole

sugli scaffali pieni e smemorati…)

(così al sicuro tormento autunnale

a serrare si torna le finestre…

la bambina ricovera le bambole

e i lenzuoli assonnano gli errori

(non voglio nemmeno sognarvi-)

* Il testo è pubblicato in: Quaderni di Albarella, 1, 1991 (convegno di poesia Isola di Albarella, 13-15 settembre 1991), e non appare in Poesie 1976-2007, edito da Garzanti nel 2008.

Eugenio De Signoribus

Eugenio De Signoribus (Cupra Marittima, 1947). Redattore della rivista “Marka” e di “Hortus. Rivista di arte e poesia”, fonda “Istmi” e dirige “I Quaderni della Luna”. I suoi libri di poesia: Case perdute, 1976–1985 (il lavoro editoriale,1989); Istmi e chiuse, 1989–1995 (Marsilio, 1996); Principio del giorno, 1990–1999 (Garzanti, 2000); Altre educazioni, 1980–1999 (Crocetti, 2001); Memoria del chiuso mondo (Quodlibet, 2002); Ronda dei conversi (Garzanti, 2005); Poesie.1976–2007 (Garzanti, 2008); Nessun luogo è elementare (Alberto Tallone Editore, 2010); Trinità dell’esodo, 2005–2010 (Garzanti, 2011); Veglie genovesi (Il Canneto Editore, 2013); Stazioni 1994-2017 (Manni, 2018); L’altra passione. Giuda: il tradimento necessario? (Interlinea, 2020). L’uscita /A saìda (Il Canneto Editore, 2022).

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