COME UN MOTTETTO A PIU’ VOCI. Caterina Galizia

di Caterina Galizia

Joaquin Desprez. Mottetto

Caro Marco,

guarda quali “battaglie de’ cavagli” o “fantastiche città” ho cavato da questo testo che conoscevo da tempo ma non nella versione odierna. Dico odierna in quanto potrebbe non essere quella di domani e mai e poi mai quella definitiva. Il concetto di immutabilità, infatti, è incompatibile con quanto l’autore pretende da una scrittura che lo rappresenti.

Il suo è un dire in divenire perenne, di difficile decodifica. L’unico aiuto possono darlo le costanti che, in una militanza di alcuni decenni, abbiamo individuato. Esse si rincorrono così come accade per i temi delle grandi composizioni polifoniche e vanno inseguiti nel loro comparire e scomparire all’interno delle singole voci.

Se osserviamo in sequenza le sei facce del cubo, vediamo come le due iniziali ci consentano un’esperienza quasi concreta di quell’ irraggiungibile che abbiamo tante volte incontrato nei versi di questo autore. Faccio qualche esempio preso da Le poesie e da Imago show: la cosa arretra davanti a chi la guarda e non partecipa di quello che ha acceso nei suoi occhi; l’indicibile, da parte sua, è il grande rimpianto del linguaggio che sa di non poterlo raggiungere senza lasciarci le penne; è il vuoto che vince (è l’assenza quella che “non va via”) e contemporaneamente dà senso al pieno (ogni piccola cosa la fa grande il suo vuoto) e potrei continuare a lungo. Qui, nel primo testo giganteggiano le groppe che ci galoppano davanti seminando relitti (“promesse dei sette cieli”) mentre nel secondo ci prende il capogiro: manca una parete. E’ stata tolta al cubo delle delizie che ne è rimasto accecato. Fughe, quindi, sottrazioni ed incontri mancati.
La terza faccia propone versi dal senso più sottile. Qui l’incontro c’è stato ma è quello tra l’amo e la bocca del pesce “ombra d’argento”: rimanda ad una violenza e alle sue ragioni. Il tema riconoscibile è l’assenza di giudizio. Nessuna pena, nessuna riabilitazione né cura. La valutazione è sospesa. Valgono le “buone intenzioni” dell’amo e anche della trota che, si suppone, accetti “con la scusa di esser viva”.

Ma le cose potrebbero andare diversamente. Come spesso avviene nei suoi scritti, Lumelli prospetta in contemporanea più possibilità di sviluppo. La seconda la troviamo abbinata alla faccia quattro dove le
“palpebre si chiusero” e “l’acqua scomparve per amore della sete”. Come non vedere un intento salvifico in questo sacrificio? Qualcosa, quindi, non c’è più e chi rimane è “ridotto ad esistere”, E ’l’ora di chiedere perdono, l’ora della “disunione che più ama”. Qui il sistema lumelliano collassa. Il movimento perenne, il fluire del pensiero in un tempo che Milli Graffi aveva definito “elastico” in quanto impossibilitato ad appartenere ad un preciso momento o ad una determinata realtà, si blocca davanti alla evidenza straziante del “mai più”. Ricordate in Pause: “mi saria tant cuntent at vedet ancou na vota”? E’ “il contatto che si oscura” e nel contempo “si ritrae”. Il ricordo perde colpi tentando una ricostruzione (“fino al buco degli orecchini”), ma non puo’ competere con la percezione. La vicinanza è “a brandelli”.

Alla fine del suo ultimo libro, Le poesie, nell’ultima pagina di “la porta girevole dell’hotel excelsior” Angelo ci (o si) fa una domanda; “il limite del linguaggio è l’esistenza?” Sono proprio versi come quelli che abbiamo letto assieme che sempre più mi convincono della quasi ovvietà della risposta: “ebbene si. L’unico limite possibile del linguaggio è l’esistenza”.

**

1.

scappa di corsa mandria di cose

groppe di bisonti invano

corrono impronte

dubitano silenziosi relitti

promesse dei sette cieli

2.

manca la parete verso strada

il muro di fondo è color pisello

uno scolapasta è ancora appeso

finito è il cubo delle delizie

la salvezza del quarto lato

3.

nessuno pensa

alle buone intenzioni dell’amo

alla concordia

con la bocca del pesce

volentieri si traveste l’amore

ombra d’argento nell’acqua

naviga la trota primitiva

nubile senso di nessuno

con la scusa d’esser viva

4.

stringere dilatare le pupille

fintanto che il cielo sarà viola

allora apparirà lo zafferano

sempre sotto pressione è la verità

giurano il falso pie figure

palpebre si chiusero

e avvenne un’altra cosa

l’acqua scomparve

per amore della sete

5.

in una scatola da scarpe

ci sono cartoline e foto in posa

ridotto ad esistere sta zitto

il chicchirichì dell’apparire

è l’ora di chiedere perdono

disunione che più ama

ombra che si allunga

nostra deposizione

6.

sempre si ritrae

il contatto che si oscura

vicinanza a brandelli

più amata figura

sempre ricomposta

nell’istante che fu vista

punto per punto

fino al buco degli orecchini

cotemporaneo amore

nell’intermittenza che si affida

se ancora ti avvicini

Angelo Lumelli

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