DUE OPERE. Chiara Romanini

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L’impressione ispirata da questa fotografia è il movimento di una veste che dal buio si inventa come forma nuova, creando una “sur-realtà” che, se in superficie evoca le invenzioni del surrealismo, in profondità si mostra come velo immateriale, dalle vaghe forme selvatiche. Chiara Romanini esplora qui una terza via che varca il realismo dell’immagine e l’irrazionalità dello spettro ma si fa ponte in una “terra di mezzo” dove cosa vista e cosa fantasticata si intrecciano in un confine che deforma e trasforma la prospettiva tradizionale. Lo spettatore è guidato a cercare un proprio significato al multiverso dell’immagine, senza che questo significato ne esaurisca in modo esclusivo le potenzialità. L’ambivalenza dell’ìmmagine è perturbante perché rimanda a un senso ulteriore: l’”altra parte” di una realtà visibile, riconoscibile, heimlich, diventa invisibile, inquieta, unheimlich, come quando scopriamo qualcosa di estraneo là dove credevamo di trovare soltanto cose a noi familiari. Il “perturbante” è la dinamica di uno smascheramento: la possibilità di vedere il fantastico nel quotidiano, il “senso della possibilità” nei codici del reale. La capacità di pensare quello che potrebbe essere caratterizza la fotografia spettrale di Chiara.

Senza titolo, 2

La fotografia rappresenta un corpo femminile visto frontalmente: visibili il fianco, un dettaglio di seno, il braccio destro mutilato, la mano semiaperta, il pollice fuso alla gamba con disorientante naturalezza. Il resto del corpo è coperto da una sorta di treccia-intreccio che ricorda i lunghi capelli di una maschera tribale, sotto la quale nascondere/svelare la nudità originaria. Lo spettatore, catturato in una rifrazione di specchi, respira un’atmosfera arcaica, come se assistesse a qualche rito di cui vedesse solo l’immagine e non sentisse il suono. Ancora una volta Chiara Romanini sospende il tempo della percezione e persuade lo spettatore a inoltrarsi nel “racconto segreto” del suo autoritratto, come ci si inoltra nel folto di una foresta ignota. Per nascondersi è necessario svelarsi e per svelarsi è necessario nascondersi: ridefinire in termini metaforici e non metafisici il problema essere-apparire significa indagare il doppio aspetto della maschera e del velo come identità dell’io. O la maschera è opaca e ci nasconde totalmente, rendendoci segreti. O è anche velo, e di quel segreto trapelano frammenti, riflessi, allusioni. Il corpo seminudo di Chiara, il pollice fuso alla carne del fianco, le trecce selvagge ordinatamente composte, emana una conturbante ambivalenza.

(M.E.)

Fotografie di Chiara Romanini

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