APPENA HO TEMPO. Zucchetti, Comoglio

Appena ho tempo

di Angela Maria Zucchetti

Nota di lettura di Silvia Comoglio

“Ho bisogno/ d’essere potata/ come un albero/ dai rami secchi/ di ricordi/ inutili./ E solo così/ dal nudo tronco/ risorgeranno/ verdi/ rinvigorite/ braccia verso/ il cielo”. Così scrive Angela Maria Zucchetti in Appena ho tempo, ultima sua raccolta pubblicata per i tipi di Campanotto. Un minimalismo quello di Angela Maria Zucchetti che, come sottolinea Peter Carravetta nella sua postfazione, subito svela la sua massima espressività. E al contempo, aggiungiamo noi, condensa un atto poetico in cui la parola viene totalmente abitata nel suo sguardo e nella sua misurabilità. Un abitare che qui equivale ad un venire al mondo e che ha la sua culminazione quando l’io si dischiude nella parola perché solo così i lineamenti della parola e dell’io possono diventare un unico paesaggio, un’unica storia, un unico topos. Un evento, questo, che coincide con l’annullamento della differenza tra l’essenza-io e l’essenza-parola. E anche con l’annullamento del transito parola/io. Un duplice annullamento, dunque, il cui effetto è quello di eliminare ogni scarto o aporia tra l’io e la parola. Una rimozione, anche, di ogni alterità o sdoppiamento che si traduce poi in un linguaggio da cui si generano concise figure di illuminazione e aperture improvvise.

Un paradosso l’annullamento che genera un linguaggio fatto di illuminazioni e aperture? No quando l’annullamento è metafisica che fa coincidere essenze (lo ripetiamo, quella dell’io e della parola) mettendo così Angela Maria Zucchetti in strettissima relazione con l’oltranza, con ciò che ci trascende.

“La primavera/ mi sta riproponendo / la sua ʻResurrezioneʼ,// Ed io/ ricomincio a/ riprovarne/ il peso”. Un’osmosi che è diretta conseguenza dell’annullamento e della strettissima relazione che Angela Maria Zucchetti intreccia con l’oltre, Eterno o Tempo che sia, arrivando a rivelare e a mostrarci tutto il tessuto dell’esistenza. Un’intimità profonda che per la sua portata sconfina nello splendore, intendendo per splendore il far risplendere la parola e la sostanza, ossia ogni raggio di ombra o luce, di cui è costituita la nostra coscienza.

Ecco, illuminare. Far risplendere. I termini chiave di Appena ho tempo. Un illuminare e un far risplendere possibile solo ad una condizione, ossia perseguendo con tenacia quel minimalismo su cui si fondano tutti i testi di Appena ho tempo. Solo, infatti, stando in questa logica si può far dischiudere la parola/io mostrandone la sua consistenza e bellezza, vivendone origine e essenza, in e con uno slancio di integrale pienezza: “Colorerò/ ciliegie di rosso/ più forte/ del colore delle/ciliegie./ Perché sia di/ sangue/ questo mio sentimento,/ perché sia di/fuoco questo/ pensiero assiduo,/perché sia// passione/questo mio/ viverti”.

Silvia Comoglio

Angela Maria Zucchetti nasce nel 1953 a Rovato (BS). Nel 1995, nella rivista di estetica “Il Cobold” diretta da Ettore Bonessio di Terzet, appare una sua raccolta di 28 liriche. Nel 1997 le Edizioni Campanotto pubblicano Nata coi tacchi e nel 2010 le liriche di Sia fatta la tua voluttà. Nel 2014, con la Compagnia della Stampa, esce il volume Seriamente Finti / Fintamente Seri (con disegni di Paolo Belotti). Nel 2018, sempre con Campanotto, pubblica I Lasa Hapso Non Si Vendono e nel 2022 Appena ho tempo. Numerose le poesie visive presenti in collezioni e musei d’arte contemporanea.

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