OSPITI. Paolo Miorandi

[…Per alcuni anni ho raccolto le voci di chi, nelle gerarchie della sanità e dell’assistenza, svolge le mansioni più umili: lavare i corpi, pulirne i rifiuti, farvi entrare il nutrimento necessario alla sopravvivenza…In queste voci e nei silenzi che le circondavano, ho potuto sentire echi di storie. Li ho custoditi lasciando che la memoria facesse il suo lavoro che come sempre intreccia ricordo e oblio…] (dalla Nota al lettore)

OSPITI

1.

Adesso che non può cantare più

Cantare, che era tutta la sua vita

Adesso, quassù, coglie fiori muri

4.

Provateci voi a passare. Piangono

tremano, urlano portami in bagno

Ho alzato un muro davanti agli occhi.

5.

Portami via, lo ripete ogni giorno

Portami via, non è questa la casa

Non siete voi, ripete, non sono io

8.

Avrebbe compiuto sessantadue anni

Amava i vestiti di buon taglio, le cravatte

Era orgoglioso, aveva una gamba sola

9.

Quando la fermavo giù al cancello si arrabbiava

Mi ha detto, lei chi è per tenermi qui?

Stringeva la borsetta tra le mani

12.

Ho una sorella qui dentro. Mi chiede

dove sei stata ieri che non c’eri

Anch’io ne parlo dico, mia sorella

14.

Piange, dice che è la nostalgia

Le racconto della vita fuori

Dio, ti prego, non farmi finire qui

16.

Mi trattava come una figlia

Andavo a casa e sentivo

le sue urla nelle mie orecchie

23.

Perché ha preso mia figlia, dice

Non poteva prendere me

Di notte controlla che le porte siano chiuse

26.

Da dicembre non vede l’ora di morire

Lo dice ogni volta che entro nella stanza

Non è la tua ora, ogni volta rispondo

28.

Le gambe hanno ripreso a muoversi

Per quale motivo, m’ha domandato

Non ho nessun posto dove andare

29.

Se la prendeva con tutti

Urlava, agitava i pugni

era il suo cancro a parlare

30.

Li chiamiamo ospiti, come fossero

venuti qui per un caffè

non decidendosi mai ad andare

32.

Noi non pensiamo che quello che fanno

-bere un sorso d’acqua, lavarsi la faccia-

forse lo stanno facendo per l’ultima volta.

33.

Se ne andava per I campi. Rischiava

di morire congelata. Poi l’hanno

calmata. Cintura e sedia a rotelle.

73.

Vederli morire lentamente

Da quando entrano, ogni giorno

Non ci si abitua mai

75.

Mi parlava con la sua voce lenta

Dopo l’ictus non ha parlato più

È morta accarezzandomi la mano

**

Alcuni scrittori scrivono dentro una loro istintiva pietà per i “sommersi” del mondo. Questo istinto, in Paolo Miorandi, psicoterapeuta e scrittore, trova uno stile acuminato e lieve. Nella plaquette Ospiti, in 80 sequenze di tre versi ciascuna, trascrive i pensieri dei malati terminali e di chi li cura. Lo fa sottotraccia, bisbigliando, trattenendo il tono della voce. Ne nasce un libro che alle soglie del silenzio esiste con disperata tenerezza, (M.E.)

Paolo Miorandi

Paolo Miorandi lavora come psicoterapeuta. Ha pubblicato: In basso a sinistra. Un viaggio in Cile (2003); Ospiti (2010); Nannetti (2012) da cui è stato tratto il cortometraggio “Libro di sabbia”, realizzato con il regista Lucio Fiorentino; Lessico di Hiroshima (2015) portato in scena con musiche originali composte da Roberto Conz ed eseguite da Marco Dalpane; Verso il Bianco. Diario di viaggio sulle orme di Robert Walser (Exòrma 2019); L’unica notte che abbiamo (ivi, 2020); Nannetti. La polvere delle parole (ivi, 2022).Ha lavorato come sceneggiatore ed è stato co-autore di cortometraggi.

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