NODI DEL CUORE

di Marco Ercolani e Lucetta Frisa


NODI DEL CUORE

Jonathan Swift e Esther Johnson

Londra, maggio 1713

Intingo la penna in un inchiostro che, quando sarà visto dai tuoi occhi, avrà già mutato colore. E i caratteri delle mie parole saranno pollini dispersi nella carta, che attendono l’arrivo delle api. Hai mai osservato come le api succhiano il loro nettare proprio dai libri che le giovinette lasciano spalancati nell’ora del tramonto, quando, docili all’autorità severa del padre, restano a leggere frasi interminabili sull’educazione domestica e sul decoro familiare? È allora che le parole cominciano a giocare dentro le frasi, a sciamare dagli occhi alla carta, rapite da un vento turbinoso e profumato; e così, dalla grandi vetrate aperte, entrano le api e cominciano a volare sui libri. Allora nasce il sogno e tutto diventa bizzarro: la casa enorme si fa piccola come un’arnia, i sogni appena pensati grandi come giganti, e passa, per incanto, il male che stringe le tempie. È da giorni che mi reggo la testa e desidero che un’ape curiosa me la svuoti dalla vertigine e poi, come una zucca di cartapesta, la faccia rotolare nel mondo.

Jonathan

***

Oh mio caro, mi piace

l’immagine dell’ape

è regale e feconda

ma non solo di sogni:

l’ape punge e fa male.

Mi piace

rovesciare il gioco:

fra tante api c’è un fuco

così pasciuto

che nel piacere condisce il dispiacere.

Per lui il miele è fiele.

Così questi nostri giochi

di sfrenate parole

sono piccoli fuochi

fatui di cimitero.

Stella

***

C’è un regno, Stella, in cui le persone si chiamano Messaggeri e vestono di rosso o di giallo, quando devono annunciare eventi lieti come nozze o battesimi, e di grigio e di nero, quando devono portare notizie luttuose o messaggi d’addio.

È singolare, in questo regno di cui Missiva è la capitale, il modo con cui i Messaggeri rossi o gialli si comportano durante il cammino: si schiaffeggiano, si azzuffano, rotolano nelle pozzanghere, e quando arrivano a destinazione il messaggio è irrimediabilmente sporco e confuso, come se nozze o battesimi fossero eventi insensati.

Noto, al contrario, con quanta naturalezza i Messaggeri grigi o neri percorrano la strada con andamento diritto e maestoso, senza lasciarsi distrarre da nulla, e arrivino a destinazione con puntualità straordinaria, senza ritardare un minuto.

Il lutto si addice a chi lo riceve, Stella: forse i vivi, che non sanno perché vivono, vogliono essere consolati da un dolore reale, per non piangere dei propri fantasmi.

J.

***

La ragione, mio caro,

è che nel regno di Missiva

non nasce la bella oliva

perché l’aria sa di bara.

C’era una volta un ragazzo

che credendosi a Children Road

si perse nella sabbia

della rabbia.

Tu sai mio dolce amico

come nel regno del Senso

tutto è tetro e melenso.

Nel Nonsenso invece

ciò che non penso dico

ciò che non dico penso:

e la pece

si muta in pace

la pena

in pane

il deserto

in dessert

la rabbia in Arabia

e la bara in birra da bere.

S.

***

Oh Stella piccolina, sappi che, se lo vogliamo, c’è sempre un’isola sospesa in un nembo di cirri, appena poche miglia sopra la crosta della terra, è una macchina asciutta, aguzza, ventosa, che assorbe le passioni umane, prosciuga i sentimenti appiccicosi: è una bocca fresca, una cavità oscura a cui salgono tutte le passioni in eccesso, i fumi di tutte le emozioni e i camini e le cloache della città; e, dall’altra parte, ne escono, purificati, i raggi silenziosi, i freddi raggi lunari. Oh fossimo insieme su quell’isola, Estrella – l’isola che ci toglie dal dolore degli incontri e degli addii, dalle parole inutili, dagli squallidi malintesi – l’oasi in cui il mondo si svuota del mondo e anche la fangosa Londra diventa un’isola senza frastuoni e senza fetori, una felice radura, un’oasi placida e chiara che mi guarisce dalla vertigine…

J.

***

L’isola scioglie i nodi

dalla terra si staccano chiodi:

obblighi regole modi

maniere malanni e sudore.

Caro, perché non snodi

il tuo aggrovigliato cuore

di lilliput col mal di testa?

Gira gira la luna

l’ago non ha più cruna

giro giro tondo

nella mano il mondo:

Gulliver lo frantuma.

Gira gira la terra

ogni nodo è guerra

gira gira la testa

e ago e terra e cruna

danzano in festa.

E volerai sulla tua isola bella

dove tutto è grande e lieve,

ma resta qui

il tuo nodo

a Stella.

S.

***

Sì, Stella, le proporzioni possono cambiare e un bicchiere di quattro centimetri eccolo grande come un lago e la carta con cui ti scrivo eccola prato e questo piatto di roastbeef fumante cratere di vulcano. Se solo, mia cara, fossi alta un metro di più e io uno in meno, si parlerebbe di Jonathan il nano e della gigantessa Stella, che si esibiscono nello strampalato teatro di qualche Isola Volante.

E’ il nodo della questione o una questione di nodi? Quanti legano la terra al cielo! Nelle stelle gli astronomi leggono nodi, come nelle orbite dei pianeti e nel moto degli astri. E i matematici dicono che nodo è il punto della curva in cui le tangenti sono reali e distinte (come le nostre vite, mia cara?). E non è forse vero che i nodi dei tessuti e dei nervi attaccano le ossa alla pelle, perché l’illusione della vita resista, e lo stesso cervello è il primo nodo di un labirinto che, nel tempo del suo dipanarsi, chiameremo destino?

J.

***

A chi basta

di sole parole scritte

una missiva?

C’è chi vuole

le labbra sulle labbra

e la voce viva.

S.

***

Stellina mia, non temere, non ti lascerò più sola troppo a lungo. Mi snodo da un mondo troppo greve senza di te. Londra certo non brulica di uomini-uccello: sono rari come arabe fenici. Ma esistono, sai?, e io sono uno di loro. Domani – sta’ sicura – volerò da te. Sarò aquila o moscerino? Nano o gigante? E tu, sarai cattiva o buona con me?

A domani, dunque.

Tuo J.

***

Domani, domani,

parole o mani

il tuo corpo o i sogni?

Domani,

terra o luna

il cuore senza bisogni?

Sarò cattiva o buona

sarai nano o gigante

quante parole quante.

Domani

ti parlerò di figli

e mi risponderai fogli

ti chiederò mi sposi?

mi parlerai offeso

del peso

del tuo naso.

Ma mi dirai che m’ami

e ti dirò che menti

e devi darmi un segno:

fra nodi e snodi

mi ami o mi odi?

Mi vuoi o non mi vuoi?

Non mi odi ma…

non mi odi.

E dammi questo segno!

Domani?

Sorry, proprio domani

domani ho un impegno.

Esther Johnson

**

Fra il 1710 e il 1713, dieci anni prima della stesura dei Viaggi di Gulliver, Jonathan Swift scrive un Journal a Stella, famoso per i suoi appunti di vita londinese e l’uso di un linguaggio infantile, composto di calembours e di nonsense. «Stella» è Esther Johnson, conosciuta da Swift quando lavorava a Londra come segretario di un noto politico inglese. Stella amò Swift per tutta la vita, nonostante l’equivoca e tormentosa relazione che lo scrittore intratteneva con un”altra Esther: Esther Vanhomrigh, detta “Vanessa”.

Jonathan Swift
Esther Johnson

Il testo è tratto da: Marco Ercolani e Lucetta Frisa, Nodi del cuore, con postfazione di Franco Rella, Greco & Greco, Milano 2000.


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