PERCEZIONE E PENSIERO. Angelo Lumelli

La poesia corre pericoli diversi e terribili, primo fra tutti le sue mani mozze, senza il linguaggio che porta il linguaggio a parlare.

Non è strano: la poesia è senza parole. Le poche che trova, la catturano interamente, senza lasciarle nemmeno una sillaba per farsi sentire.

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3.9

Tutte le percezioni vanno a finire in niente. Vera sostanza di ogni corpo si inabissavano con lui. All’esterno, appena fuori dalla pelle, non possono sopravvivere.

Ci sono alleanze specifiche per trasmettere le percezioni, le quali mai arrivano tal quali in un altro essere, ma ne generano di nuove, in forma di risposta. Meglio che niente.

L’ascolto dell’eco è una professione vera e propria, una tecnica per studiare le distorsioni, talvolta voci sublimi. L’amore è il luogo depurato per queste migrazioni sensibili, cassa armonica che trasforma il tatto in suono. Il rapporto delle percezioni con il pensiero passa dalla collaborazione al conflitto.

Il pensiero è arrivato tardi, quando il più era fatto. Il pensiero è arrivato a scombinare, altri dicono a risolvere il tutto pieno del percepire; è piombato su quella comunità senza scampo e ha generato il primo vero vuoto.

La creazione del vuoto è il suo grande merito, tanto che per questo lo onoriamo, portando infiniti doni di vita a colui che l’ha ridotta entro confini dicibili, con l’assenza in agguato. La vita sembra avere bisogno di questo limite, dal quale sfuggire brevemente, con scene memorabili, come una strega che cavalca la sua scopa, verso cieli obliqui. Ogni percezione, da allora, fu una percezione monitorata con il cronometro, come l’arrivo di un lontano profumo di focaccia durante l’interrogazione di matematica.

La percezione, con la sua dovizia di particolari, con le improvvisazioni continue, fa di tutto per diventare sospetta a fronte dell’ordine misurato, il quale tollera malamente questi arrivi imprevisti, ricordo di un tempo magnifico e oscuro, sovrabbondante, seminatore a piene mani di semi caduchi.

Per gli uomini la percezione giusta e conforme all’umano consiste nel suo immediato ricordo, un modo per lasciarla alle spalle con mezzi incruenti. Questo è l’allenamento di base per affrontare ogni altro distacco.

Il pensiero sorride compiaciuto. Non potendo comunicare direttamente le percezioni e non tutti avendo tempo di ascoltare l’eco che si allontana, sprofondando nell’altra persona, come un nulla di fatto, si producono, fra i corpi, distanze insanabili, alla pari di offese, risolte talvolta in contatti furiosi, come per rinnegare l’unico inconveniente.

Qualcosa di geniale è stato comunque escogitato per limitare i danni: le percezioni vengono trasformate in segni attraverso una mimica molto buffa o second l’are strabiliante delle metafore, come quelle che troviamo nelle descrizioni dei vini, le quali si rivolgono ai profumi di cuoio, alla buccia di mela renetta dalla parte che ha preso il sole, a un lontano sudore di cavalli mitigato da sottobosco di lamponi.

Paul Cézanne

[Qui si assiste a una circolazione analogica del senso, e a sue inusitate proporzioni. Qui, la scaltrezza d’una nudità senza ornato, d’un rivoltoso acume, che rovescia le parole. Si dubita dell’ultima parola proferita, e la si tenta ancora. La sostanza di Lumelli è un’errabonda fermezza (Dall’introduzione di Nanni Cagnone)].

*Il testo è tratto da: Angelo Lumelli, Bianco è l’istante, Edizioni del Verri, (collana rossa – scrittura e invenzioni – a cura di Milli Graffi), con una introduzione di Nanni Cagnone, Milano 2015.

Angelo Lumelli

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