(DI UNA VITA NON RIMANE QUASI NIENTE). Giuliano Mesa

di Giuliano Mesa

2

[Invece non c’è parola o suono

che si salvi dalla vanità, è tutto

un fumo di varianti, di ripetizioni.

Invece le cose accadono e,

a pensarlo con una certa disperazione,

scovata in una pausa di peristalsi,

in un attimo di sordità,

la vita da vivere, poi, si fa più breve]

3

(di una vita non rimane quasi niente

e quello che rimane, spesso, non è vero)

(prendi a misura, adesso, cos’è il rumore,

fuori, della notte).

(di più falso non c’è nulla

che il voler dire il vero)

(è vero questo approssimarsi,

è vero che a qualcosa, sempre,

noi ci approssimiamo

-anzi, ci avvciniamo,

che suona meglio,

ed è meglio di niente)

12

[quando non si può restare

e passa, passa ancora un giorno,

e un altro che passa come se restasse,

e va, invece,

e come va

è il suo far vece, il suo restarci]

13

prova, se scalda,

a non lasciare tempo

pr l’attesa,

prova un oblìo

che gela fuori del pensiero,

si raggela

(è sera e poi è notte, pensa)

14

è come se andarsene non fosse che questo,

questo restare, e fare ancora un gesto

(è come se dirlo fosse soltanto vero,

e non più vero, ancora, del non dirlo)

e poi quello che manca mancherà

e ciò che è è ciò che ormai è stato

(e parlane, mio amore, dinne ancora,

fa che sia vero ancora)

(pensa ad un giorno, pensando ancora

a chiuderti gli occhi, finché c’è luce,

a premere ancora, sulla tempia, il nervo che pulsa

(e pensa, se vuoi pensare,

fino a quel buio,

fino alla luce, infine, che scompare)

*I testi sono tratti da: Primo quaderno, in Quattro Quaderni. Improvvisi 1995-1998, con un saggio di Guido Caserza, Edizioni Zona, Lavagna, 2000.

Giuliano Mesa

Giuliano Mesa nasce nel 1957 a Salvaterra, in provincia di Reggio Emilia. Nel 1978 pubblica Schedario, che raccoglie poesie composte a partire dal 1973. Nel 1985 termina la sua seconda opera, Poesie per un romanzo d’avventura, destinata a rimanere inedita sino al 2010. Nel 1992 esce I loro scritti, prima parte del libro omonimo. Nel 1996 scrive il poema Da recitare nei giorni di festa. Nel 1997 Improvviso e dopo, seconda parte de I loro scritti (che comparirà raccolta in volume solo nel 2010). Nel 2000 escono I Quattro quaderni e pubblica il saggio Frasi dal finimondo. Nel gennaio del 2001 termina il testo del poema Tiresia, che negli anni successivi reciterà in molti teatri italiani ed europei, con le musiche del compositore Agostino Di Scipio. Nel 2002 comincia a lavorare alla sua ultima opera, nun, destinata a restare incompiuta. Nel 2008 tiene a Roma un ciclo di conferenze su Leopardi, Baudelaire, Celan, Rosselli, Beckett: ne escono alcune pubblicazioni, tra cui Domande. Da Samuel Beckett e il saggio Al giorno d’oggi. Sulla rassegnazione. Nel 2008 si ammala. Nel 2010 pubblica Poesie 1973-2008, che raccoglie tutte le opere poetiche e comprende le sezioni ultimate di nun. Nel 2011 vede la luce il saggio Biografie perdute. intorno alla necessità di un fondamento etico per la scrittura. Muore nell’agosto dello stesso anno. Notizie e testi dell’autore sono accessibili consultando il sito web Archivio Giuliano Mesa.

**

L’influenza di Beckett sulla mia scrittura l’ho accolta senza particolare angoscia. Da quel grado zero era impossibile prescindere. Beckett riportò la lingua, le lingue, dopo le tragedie della seconda guerra mondiale, alla loro elementarità preculturale, preletteraria. (G.M.)

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