NE’ SENTITO NE’ ASCOLTATO NE’ VISTO. John Keats

(traduzione di Alfonso Guida)

John Constable, Sky Study
John Keats

**

La cavalletta e il grillo

Non muore la poesia della terra:

quando gli uccelli, al sole caldo, attoniti,

cercano ombra tra i rami, intorno all’erba

di fresco falciata, di siepe in siepe,

corre una voce. Ecco nel lusso estivo

la cavalletta condurre, mai sazia

di gioia, si diverte, poi stanca va

tra erbacce fresche a riposare al meglio.

Non smette la poesia della terra:

d’inverno, a sera, quando il gelo porta

silenzio e io sto solo, dal focolare

squilla il canto del grillo, il caldo cresce,

e a chi è mezzo perduto nel sopore

sembra la cavalletta in mucchi di erba.

*

Poi che oscuri vapori

Poi che vapori oscuri le pianure,

per lunga e triste stagione, hanno oppresso,

viene dolce dal sud un giorno e porta

via dai cieli malati le macchie sconvenienti.

Il mese ansioso, alleviato il suo male

prende come un diritto perso addietro

sentore da maggio. Con una fresca

folata passeggera, fanno giochi

le palpebre- come foglie di rose

con gocce di pioggia. Calmi i pensieri-

come di gemme, frutti che maturano

nella quiete- sole d’autunno a sera

che sorride ai covoni silenziosi-

dolce guancia di Saffo- un respiro di bambino

nel sonno- la sabbia che scorre, lenta,

nella clessidra, un ruscello di bosco,

la morte di un poeta.

*

Piccolo bosco ceduo questa fiaba

Piccolo bosco ceduo questa fiaba:

s’intrecciano i versi mielosi e freschi

per trarre chi legge in luoghi così

dolci che qua e là fa soste, godendo

e spesso sente gocce di rugiada

cadere, improvvise e fresche, sul viso

e dalla melodia errante capire

dove salta il fanello dalle zampe

tenere, così potente la bianca

semplicità di questa dolce fiaba.

Io, assetato di gloria,

potrei essere contento di giacere,

mite, sull’erba, come

quelli i cui singhiozzi nessuno ascolta

se non i lamentosi pettirossi.

*

John Constable

Né sentito né ascoltato né visto

Né sentito né ascoltato né visto

morente, con le braccia abbandonate

in un sonno d’argento,

la mia piccola regina ho lasciato.

Oh attraverso un contatto segreto, chi

potrebbe dire cosa c’è di folle,

crudeltà o condiscendenza? Ma quelle

palpebre umide, di fata e quanto umide

le labbra che, in una quiete matura,

sussurrano ombre di musiche dolci.

Nell’orecchio della mia fantasia

mentre un caro fardello si scioglie, ecco:

“l’amore ignora limiti e pienezza”.

Veri custodi, teneri,

mi apro al vostro dettame.

Nato è il giorno più dolce per l’amore.

Così, senza più indugi,

sentirò di nuovo il mio paradiso

nel mattino che rosseggia, impaziente.

*

Qui, amore, più vicino

Qui, amore, più vicino,

è un prato ombroso,

qui, amore, più vicino,

nutriamoci, nutriamoci.

Qui, più vicino, qui, qui,

è un letto di primule, vedi?

coperto di rugiada.

Qui, cara, si, qui,

nel soffio della vita,

qui, qui, amore,

sii sposa dell’estate.

Anche se il piacere

vola in un attimo,

anche se il tesoro della passione

in un attimo muore,

non è ancora passato-

pensa quanto vicino

e finché dura pensa quanto caro.

John Constable

*

Qui,

Amore ci ha mandato questo dono.

Se muoio e secco,

morirò contento.

*

In una notte cupa di dicembre

In una notte cupa di dicembre

felice tu, albero, troppo felice,

i tuoi rami dimentichi

della loro verde felicità-

il nord non può spezzarli

col fischio del nevischio

né il disgelo trattiene

da nuova primavera i tuoi germogli.

In una notte cupa di dicembre

felice tu, ruscello, sì, felice,

i tuoi gorgogliamenti

dimentichi del sole

nello sguardo di Apollo

trattengono l’ira del tuo cristallo

mai sfiorato dal gelo

del tempo. Oh sarebbe così per molti

ragazzi, ognuno di loro ferito

dalla gioia passata. L’assoluta

sensazione d’insensibilità,

la durezza del torpore che spegne

nessuno le ha cantate.

*

John Constable

Al gatto di Mrs Reynolds

Gatto, che hai passato il gran climaterio,

dimmi, quanti topi e ratti hai ammazzato

nei tuoi giorni? Quanti ghiotti bocconi

rubati? Guarda con quei languidi occhi,

verdi luci, e drizza le belle orecchie

di velluto. Ma, ti prego, i tuoi artigli

nascosti tieni ritratti da me e alza,

dolce, il tuo miagolio e poi raccontami

tutte le abbuffate di pesci, topi,

ratti e teneri pulcini. Ti prego,

non guardare in basso, no, non leccare

le tue zampe delicate. Malgrado

l’asma e l’affanno e la coda mozzata,

malgrado molte signorine ti abbiano

preso a pedate, ancora molto morbida

la tua pelliccia come quando, giovane,

varcavi muri di cocci di vetri.

*

Non pensarci, dolcezza,

Non pensarci, dolcezza,

no, non piangere più,

sospira, se puoi, e digli

che vada ovunque, ovunque.

Dolcezza, non guardare così triste,

così pallida e triste-

versa pure una lacrima -è sparito-

oh è nato per morire.

Cara, ancora così pallida? Piangi,

piangi allora, conterò le tue lacrime

e ognuna sarà per te beatitudine

futura.

Più luminoso di un colle

soleggiato, ha lasciato i tuoi occhi. Ora

più tenero è il sussurro

delle tue melodie.

Piangiamo insieme alle cose , alla loro

fugace felicità, ma sia il nostro

canto un requiem di baci.

*

John Constable

Quando paura mi prende di morire

Quando paura mi prende di morire,

prima che la penna abbia spigolato,

fecondo, il mio cervello e che cataste

di libri tengano, ricchi granai,

la pienezza del grano maturato,

quando vedo sul viso stellato della notte

simboli enormi e nebulosi di un’alta storia

d’amore e penso che potrei non vivere

mai per disegnare le loro ombre

con la mano magica del caso, e quando sento,

bella creatura di un’ora, che non potrò più guardarti

né godere del potere fatato

dell’amore irrazionale, allora sulla riva

del grande mondo resterò solo e penserò

finché Amore e Fama non sprofondano nel Nulla.

*

Oh non arrossire, non così rossa!

1

Oh non arrossire, non così rossa!

O penserò tu sappia,

e se sorridi arrossendo vorrà dire

che la verginità è andata perduta.

2

C’è un rossore per ciò che non si vuole, un rossore

per il non-fare e un rossore per averlo fatto;

c’è un rossore per ogni pensiero e un rossore per niente

e un rossore per averlo appena cominciato.

3

Non sospirare cosi, non così

Oh risuona la dolce mela di Eva;

per quei fianchi distesi, tu hai assaporato i semi

e combattuto in un morso d’amore.

4

Giocherai ancora, toccherai il bel torsolo.

Quanto la nostra giovinezza lungo

sarà il tempo. È la stagione dei baci.

Non c’è dolcezza ai nostri denti aguzzi.

5

C’è un sospiro per i sì e uno per i no

e un altro per “non posso sopportarlo”.

Ma cosa si può fare? Stare o andare?

O taglia la dolce mela e dividila.

John Constable, Susannah Loyd

*

Via di qua Borgogna, Bordeaux e Porto

Via di qua Borgogna, Bordeaux e Porto,

via il vecchio bianco del Reno e il Madera,

troppo terrestri al mio divertimento.

C’è una bevanda più chiara e lucente.

Invece che da un volgare boccale

il mio vino trabocca da un’estate intera.

Il cielo è la mia coppa,

bevo con l’occhio fino a che la mente

sento in un dolore delfico. Seguimi,

Caio, seguimi,

nel verde della collina, noi

berremo a sazietà

tutto l’oro del sole

finché la nostra mente s’intreccerà

con la gloria e la grazia di Apollo.

*

Dio di mezzogiorno

Dio di mezzogiorno,

di alba e tramonto,

la mia anima a te è volata e il corpo

preme contro i suolo. È un compito atroce,

una terribile lacerazione,

che lascia abissi austeri

da colmare con la paura del mondo.

Sì, quando l’anima è fuggita, in alto,

sulla nostra testa, noi, spaventati,

guardiamo il suo aereo labirinto, come

fa una madre stravolta quando il piccolo,

tra gli artigli dell’aquila, è rapito.

E non è questa la causa

della pazzia? Dio del canto- tu guidi

tra visioni che posso a malapena

sopportare. Oh lasciami, lascia io con te

condivida e con la tua calda lira

la grave saggezza. Tempra le mie ore

solitarie, fammi vedere, quieta,

la tua dimora.

*I testi sono tratti da: John Keats, Poesie, Mondadori, Milano, 1986.

John Constable
Alfonso Guida

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