IL CAPOLAVORO. Mauro Germani

La vita del professor Sismondi, insegnante di lettere in un liceo classico di Milano, era stata segnata dalla solitudine. La scuola non l’aveva mai coinvolto più di tanto. Era stata per lui un impegno quotidiano, un dovere da assolvere con professionalità, ma anche con un certo distacco. In realtà aveva sempre creduto poco nell’istituzione scolastica, soffocata inevitabilmente da inutili procedimenti burocratici e da programmi sempre in ritardo sui tempi. Salvava solo il rapporto con gli studenti, che però era spesso venato da una leggera malinconia, dalla consapevolezza che ben presto, nel giro di pochi anni, si sarebbe dissolto.

Non gli restava che la lettura. Il fascino irresistibile della pagina scritta. E il sogno di un’opera sua che dicesse dei fantasmi, delle voci e delle presenze che sentiva dentro di sé e che chiedevano di vivere le loro storie.

Come sarebbe stato felice, se fosse riuscito a tradurre nella magia della scrittura, la febbre e il tremore della sua immaginazione! Finalmente la sua vita avrebbe avuto un senso. Una traccia dei suoi pensieri e dei suoi sentimenti sarebbe rimasta, e altri forse l’avrebbero apprezzata, riconosciuta, fatta propria. E invece niente, era condannato solo allo studio e alla lettura. Un destino ingrato, un’esistenza mancata. Un fallimento dinanzi al nulla.

Egli sapeva bene che, nonostante i continui tentativi, la scrittura gli era impedita. Una legge misteriosa gli vietava l’accesso alla creatività tanto desiderata. Forse – pensava – voleva semplicemente realizzare l’irrealizzabile. Forse i personaggi e le storie che lo visitavano nelle profondità della sua anima non potevano vivere sulla carta. Erano dolorosamente impalpabili, figure invase dal buio e solo per un istante trafitte da un bagliore accecante, ectoplasmi di sé, della sua vita a metà.

Eppure un giorno qualcuno riuscì a scriverle, quelle storie. Qualcuno senza volto e senza nome.

Vide davanti ai suoi occhi le parole che sempre gli erano sfuggite. Lì, ferme e nitide sulla pagina. Esatte. Insostituibili. Dentro la musica che aveva più volte sentito. Dentro quel tremore, quella febbre. Le sue parole erano diventate quelle di un altro, di un anonimo che amava nascondersi e che dava appuntamento senza mai farsi trovare. E il professor Sismondi, presidente del Circolo, un’associazione letteraria da lui fondata, cominciò a non avere più pace e a sospettare di tutti, fino a rasentare la follia. Non gli restò che ritirarsi, abbandonare la sua associazione e anche la scuola.

Tutto improvvisamente finì, come improvvisamente era iniziato. Nel frattempo, però, la vita del professor Sismondi era cambiata. Qualcosa di misterioso era rimasto nella sua anima, come una ferita che talvolta, nei momenti più imprevedibili, riprendeva a sanguinare, oppure la coscienza un po’ confusa e inquieta di appartenere a una storia a lui ignota, a un sortilegio inspiegabile.

Dopo vent’anni di silenzio, il professore ricevette un altro invito dall’autore anonimo di quei racconti. Lo invitava a recarsi a un albergo della città, presso il quale avrebbe avuto finalmente una prova concreta.

Così Andrea Sismondi si recò all’ultimo appuntamento. Sentiva che qualcosa d’importante lo attendeva. Avrebbe finalmente scoperto quella verità che da tempo aveva inseguito invano. Adesso era convinto che il grande momento fosse giunto, dopo molte amarezze e sofferenze.

Entrò nella hall, aspettò a lungo ma, ancora una volta, non ci fu nessun incontro. Si ripeté l’antico rituale che ben conosceva: la trepidazione, l’attesa, l’ansia, la delusione, lo smarrimento. Infine l’inevitabile busta contenente l’inevitabile messaggio. Questa volta però, si trattava del racconto della sua propria vita, che dimostrava come il professore avesse sempre equivocato il vero problema. Egli si era sempre preoccupato di sapere chi fosse l’autore di quegli scritti. In realtà avrebbe dovuto chiedersi chi fosse egli stesso.

Nessuno lo aveva ingannato. Semplicemente, la chiamata del destino, cui è impossibile sfuggire, era divenuta per lui una specie di parabola oscura, una scrittura di anni, di pensieri, di sangue. In fondo, gli era stato concesso di vivere in modo straordinario ciò che segretamente accade a ogni uomo. Come il personaggio di un racconto, egli aveva reso possibile il capolavoro dell’Altro.

*Il racconto è tratto da: Storie di un’altra storia (Calibano editore, 2022), l’ultima raccolta narrativa di Mauro Germani (Milano, 1954), poeta e scrittore. Le narrazioni, brevi o brevissime, rimandano a misteriose epifanie, a oniriche avventure esistenziali, che l’autore, memore della lezione buzzatiana, dipana sulla pagina con quello stile neutro e attento che consente alla storia di lampeggiare sulla pagina come un enigma irrisolto.

Mauro Germani
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