A SE STESSO. John Keats

traduzione di Alfonso Guida

Avessi un bell’aspetto, i miei sospiri

Avessi un bell’aspetto, i miei sospiri

potrebbero echeggiare in questo guscio

d’avorio, veloci, fino al tuo orecchio

e toccarti il cuore gentile. Certo,

la passione mi armerebbe per simili imprese,

ma non sono un cavaliere il cui nemico muore,

nessuna corazza brilla sul mio petto gonfio

d’orgoglio, non sono un pastore felice della valle

con le labbra che tremano per gli occhi

di una fanciulla. Eppure devo amarti,

forte, chiamarti dolce,

più dolce delle rose mielate di Ibla

quando sono immerse in una rugiada

che inebria. Assaggerò quella rugiada,

avvenga, avvenga questo incontro, e quando

la luna avrà aperto il suo viso pallido

ne raccoglierò un po’, con sortilegi e incantesimi.

**

Sono vivace

Sono vivace

come una bottiglia di liquore

e lesto

come il ditale di un sarto.

**

Datemi venere, bacco e tabacco

Datemi venere, bacco e tabacco

finché non griderò “basta, è abbastanza”.

Potreste darmene senza obiezione

fino al giorno di resurrezione

poiché, non c’ è dubbio, questi saranno

la mia amata Trinità.

**

Oh come amo in una bella sera d’estate

Oh come amo, in una bella sera d’estate,

quando fiumi di luce scendono dall’ovest dorato

e sugli zefiri balsamici tranquille riposano

le nuvole d’argento- lontano, lontano- lasciare

tutti i pensieri più meschini e prendere dolce tregua

dalle piccole cure, trovare, dopo facile

ricerca, un odore selvatico, avvinto alla bellezza

della natura e lì, nel piacere, la mia anima illudere.

L’antica tradizione scalda il cuore.

Penso al destino di Milton, alla tomba di Sidney,

finché le loro ombre severe si levano alte

davanti alla mia mente, forse sulle ali della Poesia,

lasciando cadere un pianto dolcissimo

quando un dolore melodioso trascina i miei occhi.

**

A se stesso

Grandi spiriti dimorano ora sulla terra.

Quello della nuvola, quello della pioggia, del lago,

che sulla cima dell’Helvellyn, ben sveglio,

coglie la sua freschezza dall’ala dell’arcangelo;

quello della rosa, della viola, della primavera,

del sorriso cordiale, della catena per amore di Libertà

ed, ecco, quello la cui fermezza mai sopporterebbe

un suono più vile del sussurro di Raffaello

e degli altri spiriti che stanno in disparte

sulla fronte del futuro.

Questi, questi daranno al mondo un altro cuore,

altre pulsazioni. Non sentite il rumore

delle opere potenti?

Ascoltate ancora, nazioni, mute.

**

Quanti poeti fanno d’oro l’andare del tempo.

Quanti poeti fanno d’oro l’andare del tempo.

Alcuni di loro sono sempre stati nutrimento

della mia grata fantasia- meditavo

sulle loro bellezze, terrene o sublimi,

e, spesso, quando mi accingevo a scrivere,

queste presenze, a frotte, irrompevano nella mia mente,

ma nessuna confusione, nessun disturbo invadente,

creavano, invece, una deliziosa armonia.

Così gli innumerevoli suoni che la sera accumula;

il canto degli uccelli- il sussurro delle foglie-

la voce delle acque- la grande campana in alto

con suono solenne- e mille altri ancora,

sconosciuti a distanza, fanno dolce

musica, non tumultuoso frastuono.

John Keats
Alfonso Guida
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