IL SOFFIO DI TUTTI I SOFFI. Fael Marescotti

William Blake

La pianura incantata
che si dilata sul velo del mondo
è un’idea innocente,
si sente la sua risata brillare
tra i varchi celestiali
come un canto che trapassa il taciuto,
un gesto immacolato,
lasciato nel sospeso tra le cose.

E adesso che stiamo tra le cellule
e sentiamo le dita
toccare altre dita, altre dolci mani
di un’altra nostra parte,
non ci preoccupiamo più, il bisogno
si trasforma in anima
e il mattino che stiamo decifrando
esplode nel suo azzurro.

**

Immenso sonno, immenso
sogno puntellato dalle montagne
assolute del Dubbio.

Lì nel mezzo si tace, si sentono
le dita accese, i corpi
tirati fino agli orli, alla musica.

Non è vento, non è aria,
ma sottile Grazia che invade, occupa
la mia fronte stellata.

**

Alberi potrei dire
alberi o il cielo forse potrei dire
le campane dell’aria
o il sole che fischia in una finestra
sogno agapanto bianco
la mente luccicante nel cranio le ossa
di un merlo o la barba
di un vecchiaccio fermo nella stazione.
Oppure soffiare le mareggiate
della voce dismettere l’umana
parola ficcarla
nei parallelepipedi delle ombre
tutto sussurrerei
tutto l’equilibrio tutto potrei
qui in questo pieno giorno
di stelle nell’avanzo
incessante dell’anima in qualcosa
che si potrebbe dire e che sempre ha
riflettuto i nostri occhi.

**

Mille uomini, li vedo,
spalancati nella loro nudità,
cantano filastrocche
d’amore e intorno lasciano le impronte
i bambini curiosi
sui vetri della Grazia, sulle labbra
dei poeti che alzano
versi alla gola e li dimenticano
per poi dire sconvolti
e seri lo stupore che setaccia
la faccia dell’Assenza.

**

Mondo etereo, cadi
leggero come un sasso di piuma
nelle acque più glaciali
e limpide di un reale ora sereno
e i cerchi in superficie
ritmici ingrandiscono nelle forme
di aureole e di versi
che si spandono sino al senso acceso
del mio dettare il buio.

**

Abbiamo il buongiorno in gola e là fuori
ancora alle spallucce
l’alba invade ciò che non fummo stati.

Scordiamo il miracolo,
il sublime da cui siamo partiti,
ce ne saranno molti
altri, più leggeri, sopportabili.

Lasciamolo lontano
il soffio di tutti i soffi, il mistero
che ordina i mille cieli.

Solo da qui possiamo contemplare
il nostro rifletterci,
la lingua che si dimena tra i segni
degli Dei. Né d’istinto

né per dovere, ma per pura gioia,
modesti e innamorati,
ci indicheremo all’uomo nel suo orgoglio.

**


Non credevo fosse così tranquillo
qui all’Entusiasmo, dove
l’estasi dello stare è fratellanza
anche all’ombra più scura.

***

Fael Marescotti é nato il 13 giugno del 2000 a Parigi. Vive tra Milano e Parigi e studia Filosofia e Letteratura Italiana alla Sorbonne Université. Alcuni suoi testi sono stati pubblicati su “Inverso – Giornale di Poesia”, “La bottega di Poesia (Repubblica)”, “Poeti Oggi”. I testi, qui pubblicati per suggerimento di Alessandra Paganardi, sono inediti.

William Blake

4 pensieri riguardo “IL SOFFIO DI TUTTI I SOFFI. Fael Marescotti

  1. Considero questo giovane, il poeta Fael Marescotti, una luminosa promessa per la poesia del ventunesimo secolo. La storia dirà se mi sbaglio o no (ma presuntuosamente penso di sbagliarmi di rado in poesia). In ogni caso sono felice che la scuola regali di tanto in tanto sorprese di questo tipo.

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  2. Eviterei per la voce di Fael tutti quegli aggettivi di cui si abusa quando si parla di giovani. Non vi trovo “freschezza” né “impulsività”, nient’altro del genere. Mi pare, invece, che vi sia una parola ben meditata e nata da uno sguardo capace di coniugare ragione e sentimento. E se c’è un’influenza esterna può essere solo quella di un grande come Mallarmé.

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  3. Sono d’accordo con il precedente commento. Se può essere una conferma, lo sosterrei anche avendo conosciuto l’autore in veste di insegnante . Il riferimento a Mallarmé mi pare molto azzeccato, considerando anche le precoci letture e la conoscenza della lingua e della cultura francesi. Un Mallarmé rivisitato, in altri testi, in chiave quasi gotica.

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