ULTRAPORNO. Jonny Costantino

Questo libello eretico/erotico di Jonny Costantino, pubblicato in Modo infoshop nella collana fotocopie (Bologna, dicembre 2021), si muove in un campo preciso: la rappresentazione della sessualità. Una rappresentazione coraggiosa, dilaniata, trasfigurante, estatica, che esplora la mistica e l’erotismo, da Louise du Néant a Botho Strauss, l’Origine del mondo di Gustave Courbet, le visioni di Cronenberg e di Carpenter, i destini tragici delle pornostar, da Megan Leigh a August Ames. «Ultraporno è l’occhio senza paura come quello di Stan Brakhage, visionario senza misura che una volta ebbe ad affermare: “Non vi può essere amore supremo dove c’è anche paura”». Ultraporno alza “l’asticella del mostrabile” regalandoci un tour ipererotico oltre il buono o cattivo gusto delle percezioni comuni. Ultraporno, nel neologismo coniato da Costantino, è «una formula idiosincratica e coniugale, una formula in progress che tende all’universale», «un ponte del diavolo dove body e soul corrono a velocità sostenuta e il contatto non di rado è un crash che chiamiamo, per amor di sintesi, “estasi”».

Stan Brakhage

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Hard Art

Nicola Samorì è un caso sui generis di approccio al corpo dove si sballa la linea di demarcazione tra il qui e l’oltre, tra il divino e il diabolico, tra il candido e il perverso, tra il santo e lo stregonesco. La sua è un’ispezione carnale dove lo slancio mistico s’invagina in una coazione allo spogliamento simile allla spoliazione. Sono indiscreti, l’occhio e la mano di Samorì, come una zoomata su un imene violato. Su un rasoio non dissimile incedono – semper sui generis – le bambole di Oskar Kokoschka, le anatomie plurisessuate di Hans Bellmer, le appese come insaccati di Noboyushi Araki, i peluche e le donne stronzo di Louise Bourgeois, i cadaveri nudi e i cristi sotto piscio di Andrès Serrano, le ragazze di vita di Marlene Dumas…

Nicola Samorì

Indecenza dell’estasi

“Ogni estasi è indecente” leggiamo in Bebuquin, romanzo scritto nel 1912, l’unico di Carl Einstein. Intellettuale eclettico e dimenticato, ebreo tedesco che s’è occupato di “arte negra”. Einstein è morto suicida in Francia nel 1940, il 3 luglio, esasperato dalla persecuzione nazista. Einstein s’è tolto la vita gettandosi da un ponte nel fiume Gave de Pau, nei pressi del santuario di Nostra Signora di Batharram, il celebre sacrario mariano dei miracoli. Qui lo scrittore, in quei nerissimi giorni d’inabissamento mondiale, aveva trovato rifugio ma non salvezza. Bebuquin è un libro affascinante e anomalo di cui devo la scoperta a Nicola Samorì, pittore e scultore di Forlì che da un quarto di secolo abita la soglia franante fra la mistica e la pornografia, come qui riconfigurate, e da tre lustri ha casa e atelier in una chiesa sconsacrata che in passato è stata anche un cinema. Bebuquin rappresenta un libro feticcio nonché una miniera di suggestioni per l’arista romagnolo che, nel 2012, ha celebrato il centenario del romanzo con un quadro dal titolo Ogni estasi è indecente.

Vengo al punto: cosa vuol dire che ogni estasi è indecente? Ebbene: ogni estasi è indecente nella misura in cui rivela ciò che in nuce e in sboccio è: un amplesso. Un amplesso fusionale tra la sindone e l’assorbente, tra il segreto e il secreto, tra il dogma e il magma, tra lo stigma e lo smegma. Ogni estasi è indecente nella misura in cui ci ricorda che elevazione fa rima con abiezione come gioia con foia, e che sacrale è sia l’aggettivo di sacro sia dell’osso confinante con la regione anale.

Jonny Costantino

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