TRAMONTO ANEMICO. Per Carlo Merello

Carlo Merello, Tramonto anemico, olio, inchiostro tipografico e smalto su carta

Nel 1973, Carlo Merello dipinse Tramonto anemico.

Un Sole rosso illumina, anemicamente, un cielo grigio, mentre in basso si addensano tenebre in cui s’insinuano riflessi più chiari.

Un gesto pittorico non immemore dell’opera di Turner e non immune da propensioni all’espressionismo astratto rende il quadro particolarmente affascinante per la sua atmosfera sospesa.

Il Sole, in posizione alta e centrale, tramonta in maniera misteriosa, quasi a tradire una latente vena surrealista. Viene rappresentato l’enigma del cosmo e, assieme, degli esseri che abitano il pianeta Terra? Sì, in maniera intensa.

Il suddetto enigma porta con sé qualcosa di freddo, poiché è un quesito che si replica senza trovare soluzione (se la trovasse, si dissolverebbe): da qui il valore di un’opera in cui il mistero si coniuga alla specifica persistenza di un esserci cosmico – umano nel cui àmbito anche il dato astronomico non è privo di valenza esistenziale.

Quel cerchio incandescente, quel cielo grigio e quel buio fitto esigono dall’osservatore scrupolosa attenzione. Le tenebre, ad esempio, non sono soltanto attraversate da trame chiare, bensì sono fatte anche di queste, ossia sono impronte notturne non assolute, imperfette.

Il Sole medesimo, che non tinge il cielo di rosso come normalmente accade al tramonto, disperde il suo pigmento, quasi volesse manifestare la sua esistenza imprecisa, non coincidente con i comuni modelli astronomici.

Quel Sole, insomma, è una fisionomia. Come fisionomia è il cielo grigio che s’inserisce nel buio e, in qualche modo, nel dire di sé dimentica la sua cosmica indifferenza e si mostra davvero.

Comprendiamo, così, come quel senso di sospensione di cui parlavo in precedenza sia la cifra dell’essere parte di un universo enigmatico e, nello stesso tempo, non distaccato.

La (calda) partecipazione, che si può maggiormente apprezzare nel colore giallo presente in altri coevi lavori dello stesso autore, si riconosce anche qui, in questo crepuscolo che non aspira soltanto a riflettersi nell’occhio di chi osserva ma intende instaurare un dialogo.

Tramonto anemico è, dunque, la proposta di un inedito linguaggio. Una proposta, certo, perché quell’immagine, lungi dal costituire inerte rappresentazione, chiede il contributo di chi guarda proprio con il suo evocare un continuo evolversi, un assiduo modificarsi. È una sorta d’iconica eco capace di far emergere un’intensa valenza enigmatica senza annullarsi in essa.

Siamo dinanzi a un dipinto che non rappresenta in maniera estatica un tutto meramente contemplato, ma che, piuttosto, scopre nelle caratteristiche specifiche la coerenza di un intero. L’universo, per Merello, è molteplicità vissuta, apprezzata fino in fondo nei suoi dissimili aspetti. La coscienza dell’osservatore resterà (positivamente) influenzata da quest’opera? Il suo sguardo saprà trasformarsi in viva consapevolezza?

Tutto lo fa credere.

Marco Furia

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