ESTATE. Marco Furia

Nel 1893, Gunnar Berndtson dipinse Estate.

Seduta su un ligneo pontile, con le gambe sospese sopra un limpido e tranquillo specchio d’acqua, una giovane donna, tenendo un libro in grembo, si volta verso una barca su cui si trova un ragazzino.

Lo sguardo dell’osservatore, oltre che sulla giovane, cade su una grossa pietra posta in primo piano.

L’imbarcadero, costituito da tavole appoggiate su robuste travi, è sostenuto da sassi posti l’uno sull’altro.

Sotto il cielo sereno, si scorgono, in lontananza, prati e alberi.

La donna, accanto alla quale si notano uno sgargiante scialle e un’ampia borsa, indossa una lunga gonna, un’elegante camicia e un cappello dalle ampie falde.

La scena è improntata alla serenità.

Il masso aspro e tagliente, tuttavia, presenta un aspetto non rassicurante.

Anche il pontile, retto da semplici pile di pietre, non pare molto stabile.

La profondità del lago, nei pressi dell’imbarcadero, è minima e, in generale, pare pressoché nullo il rischio di un moto ondoso.

La torsione del busto della giovane, che mostra il volto di profilo, non pare provocare sforzo, mentre il libro, trattenuto in grembo con la mano sinistra, induce a pensare alla momentanea interruzione di una serena lettura.

Gli alti alberi che s’innalzano sui prati sembrano quasi osservare la scena, godendo, anch’essi, i tepori dell’estate finlandese.

Più lontano, però, si erge, vera e propria impenetrabile barriera, la fitta vegetazione di una fosca foresta.

Laggiù, presumibilmente, la natura è incontaminata e selvaggia: quella selva, di cui si scorge appena una minima parte, conserva il suo fascino ma anche la sua pericolosità.

Non incombe, tuttavia è visibile.

Le condizioni della vita umana non sono mai univoche: un aspetto può prevalere, anche di molto, su altri che, pure, non sono assenti.

Quel tagliente masso e quel precario pontile non sono irrilevanti: nell’immagine dipinta da Berndtson il pericolo, sebbene remoto, non manca del tutto.

La stessa protagonista, d’altronde, è probabilmente una giovane madre che ha interrotto la sua lettura per sorvegliare il figlio seduto, solo, all’interno di una (robusta) barca poco distante da lei.

Insomma più di un elemento d’inquietudine è presente in un dipinto che ha per oggetto una pacata scena dell’estate nordica.

L’umana esistenza è in ogni modo esposta a rischi di ogni genere, ma non per questo ogni consapevole tranquillità è esclusa.

Non è per nulla privo di senso, perciò, godere appieno un’assolata giornata estiva anche se si è seduti su un pontile di legno costruito non proprio a regola d’arte, se un figlio giovinetto, solo su un’imbarcazione che galleggia, sicura, sopra placide acque, desta pure qualche preoccupazione e se la natura, sotto forma di un aspro masso o di una lontana, fosca, foresta, può far riflettere su certi suoi aspetti poco rassicuranti.

“Serenità” non è un’entità ideale assoluta, ma un non univoco, complesso lineamento dell’esperienza comune: gli uomini possono essere sereni soltanto così.

Presto, non ne dubito, la coscienziosa madre riprenderà a leggere.



Gunnar Berndtson, Estate, 1893, olio su tela, Turku Art Museum, Finlandia
Gunnar Berndtson

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