Due sonetti

di Alfonso Guida

Da Sonetti dell’evasione punita

La ronda dei carcerati, Vincent Van Gogh

Lo psichiatra

Si limita a capire, spiega, spezza

come in una morgue, fuochi e dettagli,

punti e intralci di una mappa strategica,

non salva, non vince contro la morte.

È una preghiera a suo modo, la mano

che tira i dadi, cifre improvvisando,

tiene a galla alternanze, andirivieni,

teoremi, tenta una lingua, delimita.

Fa ombra dove il raggio colpisce a saetta,

toglie i chiodi, allenta le fissità,

rende neutri gli specchi e i meccanismi

di proiezione. Definisce gli echi,

soccorre le unioni in preda al degrado,

toglie il continuum sacro, non guarisce.

**

Postpsichiatria

E non è cadere, non più, radice

di precipizio, casa muta e lotta

del silenzio, dio parola in parola,

ciclostile inceppato, né le antenne

si associano a segnali, una radura,

pietra di fiume, cronache vergate

per penitenze. La vita è di un giunco

di palude. E le mani sono strette

di sangue tra le nebbie. E il grido amaro

resta quieto come morto, una stuoia

sulle acque, un rifiuto di superficie.

Vaga in un limite la mente, enumera,

concatena, si ascolta e si distingue,

le ore è un chiedere a tamburo chi è assente.

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