Dove tutto affiora

(Undici variazioni sull’Apocalisse)

di Dario Capello

Albert Welti, Litografia, 1900

Ecco, viene con le nuvole

voce di molte acque, così suona la fine

del mondo…

E a lui darò una stella

quella mattutina, e un nome

nuovo e l’intelligenza metrica

come un mare simile

(ma è un nome da lontano).

*

Ecco, il giorno grande, dell’ira

e il nome della stella: Assenzio

a chiudere il cielo, a sferzare la terra.

*

La ricorda così. Una donna

con gettato addosso il sole, un momento

breve, uno spasmo, questa è la morte

quella seconda, quella

che si pensava lontana.

La ricorda così: dalla parte del sorgere.

*

Ogni settimo istante delle cose

un fiato più sospeso, poi la girandola

di vocali tenute per anni, rivolte

al tratto di cielo visibile,

al suo ordine alfabetico.

*

Alle spalle, dove tutto risuona

colpirà con voce fantastica

alla cieca, a strappo, pelle

contro pelle, non ti stupire,

così adesso, proprio adesso

è questa luce di semaforo

a decidere un paradiso feroce

*

“…qui, dove tutto affiora

e sprofonda,

a specchio della nostra ombra.”

*

Segnano la medesima ora

a bocca chiusa, due labbra

urtate, sprofondate nella memoria

di chissà chi. Come riconoscerti

se non dalla maestria,

quella che avvolge i pensieri (gli ultimi?)

da questo davanzale la catastrofe

si misura per lampi.

*

Ecco, il cavallo rossofuoco

eccolo, compie l’opera…spacca la notte

mi confonde…

si rovescia in voce.

*

Quel sussurro che quasi non si coglie

è la voce più terribile. Il fischio,

il fischio di un dio ci ha richiamati

al fantastico scontro, il finimondo,

quello scintillare di due luci (era

la tua passione).

*

Mille anni di squilli e riprese

di fiato, suono di una voce

perfezionata dal sangue, guarda:

anche una donna ubriaca del sangue.

A sciogliere il cuore,

ad angosciare così…

*

La polvere scossa

al primo rimbombo, questione

di un attimo, di un niente

poi il giudizio, in silenzio

e in novità di luce.

“Annunciali tu i nomi, tutti,

leggili sulle tue carte stese,

allontanami i pensieri”.

*

Parlano di questo andare, del cielo

mirabile, non raggiunto. C’è un muro

di cinta, esiste, visibile, lontano

non ha confini.

E nasconde il giardino.

*

Ma qui nulla sorregge nulla.

Neppure quello sguardo che

ti riverbera, non si lascia incontrare

solo il sogno sale, scivola dalle mani.

La destra è aperta, vi si legge dentro:

vampate di pensiero

agitate dal passo degli anni,

dalla flessione delle voci:

è la tua stanata severa linea della vita.

*

Il mondo tolto all’improvviso

spento nel suono, nel suo squarciagola.

Anche se l’istante non finirà mai

di squillare con la tromba, la settima.

Sempre lo stesso momento che non passa

tutte le apparizioni finite

alle spalle.

Quel dondolio che ora ci culla

è tempo che eredita il tempo

confrontato, giudicato in cerchio.

*

Verrà ed è adesso.

E aggiunge. Trombe del ricordo,

sopra uno strano mare rigido di vetro

dove l’acqua non bagna

le mani, non batte gli scogli, non

ti risale.

*

Nulla da raggiungere.

Finite le peripezie, gli svelamenti

di nudità, le staffilate al cuore

gli incantesimi in aria.

Non te li ricordi,

soffiati via dalle due narici

ugualmente commosse,

umide di fiato, di parole.

*

Tutta la vita sfociata nei volti

che la scrittura ricopre.

*

Viene un’ora ma è sempre adesso.

*

Qualche verso ci prenderà, colpirà duro

con le rimanenti voci, fanfare del prezioso

paradiso. Cristallo conforme a un destino

solenne, durissimo. E un sasso bianco.

*

Poi sfiaterà su di sé, nell’aria nervosa

questo volto, questa ragione scossa.

Questa vita. Ho scordato,

ho ricordato:

la patina stupenda, la somma

imparziale dei ricordi

*

Ecco, faccio nuove tutte le cose

indeclinabili, il principio e la fine,

conto i passi, le sillabe

e la pausa che le separa dall’anima.

*

Le gole invisibili

impediscono all’aria di tornare

e far musica per questo teatro

di stragi. Una musica di boato.

Preme come una volontà,

vita senza nome.

*

Dalla parola morente viene

sempre più ombra e noi

ci teniamo stretti, pronti

per l’unisono di quest’ombra.

*

Fuori, è rimasta la tua Renault,

lamiere lucide come stelle, aperte

ai fuochi

mentali che scottano la bocca.

Fuori sembra un altro mondo.

*

Ma senza fretta, un dio semplice

sapiente di sigilli ha chiuso

nell’amen

tutte le fessure, tutte, ad una ad una.

*

Noi debitori di un senso all’eterno

capofitto

di questo e di tutti i fuochi.

*

Guarda altrove, se puoi, scorri

lo sguardo dalla linea della schiena

alla bocca delle nuvole. Bocca

di tenebre e fiato di cielo.

Scrivi: dei cieli di cieli. Ora

si calcola dal grido, non da altro,

il visibile margine della terra

con tutto il suo miele, la sua pietra

intoccabile, fino

al battimani dei fiumi, quelli

celesti, da sponda a sponda.

*

Questa: l’ora che non scocca.

Solo tendini tesi, pronti

all’urto, su ogni ginocchio che si piega.

Ma il tuo passo deciso, sapienzale…

*

È un urlo a chiamare

le visioni. Tenuta di voci.

Sarà salvezza. Ma sgolarsi così

senza riposo, evitare la morte

con acrobazie, il bene tutto

nella gola…

*

Non ha contorno, arriva clamorosa

la parola detta per sempre, più vicina

al sibilo, e ti bacia tre volte

l’ombra della bocca, con saliva mescolata

a lingue di fuoco.

E polvere.

*

Polvere nera sul libro

che parla antico e costringe

a scegliere.

Ciò che dona.

Ciò che toglie.

Torino, agosto 2009

Dove tutto affiora (undici variazioni sull’Apocalisse) è pubblicato a stampa per le edizioni “alla chiara fonte”, collana Quadra, novembre 2009.

Dario Capello, poeta e critico letterario, nasce nel 1949 a Torino, dove vive. Suoi testi sono apparsi su diverse riviste tra cui Niebo, Poesia, Hebenon, Arca, La Clessidra, Steve, Galleria. I suoi libri di versi: Il corpo apparente, CDC, Collana di Niebo, 2000 (Premio Dario Bellezza 2001 per l’opera prima); Nel gesto di scostarsi, Dialogolibri, 2001; Caput vertiginis, Weber & Weber, 2002; Le assenti, Chateau de Rosemonde 2005; Vanità del tema, viennepierre, 2007; Dove tutto affiora (undici variazioni sull’Apocalisse), alla chiara fonte editore, 2009. In prosa ha pubblicato il saggio Torino. Da Nietzsche a Gozzano, Unicopli 2003 (integrato poi in Amante vertiginosa. Torino in 12 movimenti, Casaccia editore, 2010) e un saggio per Paola Mongelli Della visione inquieta (I libri dell’Arca, Joker, 2009).

Albrecht Dürer, I quattro cavalieri dell’Apocalisse
Dario Capello

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