Funebri storie

Risposta a Marcel Schwob di un ignoto editore (1895).

Caro Schwob,

ci è impossibile pubblicare le sue Vite immaginarie. A questi perfetti racconti nuoce un’atmosfera troppo lirica, che richiede letture esclusive. Non conosco simili letture. I miei lettori sono uomini illustri, probiviri, eruditi, bibliofili, persone al minimo rischio; pagano quello che prevedono, comprano quello che conoscono, leggono quello che sanno. Nel suo caso, si troverebbero a litigare con delle insoddisfacenti storie di pazzi da allineare con disappunto in qualche illustre scaffale dedicato a Erodoto e a Plutarco, e non potrebbero che riporre il libro, offesi da queste pagine inutilmente preziose, diamanti fusi da uno stile lussuoso.

Le do un sincero consiglio: non stampi le sue funebri storie, non le consegni agli occhi di nessuno. Il pubblico francese è fatto di lettori mediocri, che sdegnano questi sgradevoli inferni. Non le offra al mondo; lavori, al contrario, perché il mondo le ignori: tenga stretta come un tesoro la sua scrittura baroc­ca, declami a voce alta le sue visioni di pirati e filosofi, di pittori e ladri di cadaveri, ai sordi, agli uccelli, ai folli, ai pesci dei fiumi. Non divulghi in libri la sua immaginazione. Non corra il rischio di essere imitato. Cancelli anche il suo nome: nessuno si ricordi che un certo Marcel Schwob scrisse delle Vite immaginarie.

Suo S.

Marcel Schwob

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