Dal Lazzaretto

di Luigi Cannillo

quattro inediti

Luigi Cannillo. Fotografia di Donatella D’Angelo

Sta entrando ancora dalle tende

il profumo dei tigli in cortile

Negli ultimi giorni di lezione

il ruggito nel sangue, l’attesa,

battono la fine, ci separiamo

mentre la luce ci libera altrove

Adesso chiudi il libro con un colpo

il cancello si aprirà definitivo

vedrai il meridiano del sole

spingere un’estate infinita

Come se ci perdessimo per sempre

Sarà il tiglio a soffiare sulle palpebre

le prime notti che morde il desiderio

e il sogno si dilata oltre l’atlante

Conserva poi i fiori per l’inverno

quando i muri delle aule

tengono strette le persone e i sogni,

consolano per le separazioni

Come se già sapessimo il ritorno

**

Finché una mattina

in scoppio accelerato

frutta ogni ramo, è luce

nell’aula scatta l’ultima cartella

mentre di colpo si libera l’estate

Nei corridoi deserti s’insediano

le voci dell’inverno sigillate e mute.

E’ rimasto uno solo

mani sporche di gesso

una lavagna intera da cancellare

Sulla muraglia d’ardesia disegna

un’avventura, racconta di un tempo

che si spinge tra le vite degli altri

E’ l’ora della rincorsa per tutti

tranne uno, estraneo al corteo del sole

che vive d’ombra, in un albero nudo

un eremita che dal silenzio

delle scale sente chiamare

Non c’è più nessuno, maestro, scrivi

**

I muri si inseguono

in gomitolo che rotola

accorpa ogni lato, la distanza

tra le porte, il nome della classe

E ovunque si spalancano le bocche

delle scale collegano ammezzati

a corridoi ancora invisibili

Un bambino con un fiocco azzurro

li percorre diritto, appena

sollevato sulle scie di cera

Questo il compito, portare messaggi

esatti, ricordare e ripetere

il colpo sulla porta ed esitare

con il passo, chiedere il permesso

In un’aula uguale estranea,

fissare il maestro negli occhi, capire

dallo sguardo il rancore

e la benevolenza – e di quando i bambini

gli sono genitori, sapere

davanti alla consegna del messaggio

E prima del ritorno ascoltare

fino in fondo e in un solo momento

il suono del suo verso

**

Resto nel nodo, il fiocco azzurro

mosso da una corrente sconosciuta

nel vuoto che risplende tra le porte

Cambio sempre strada al ritorno

La mia natura è percorrere

la scala di servizio, accomodarmi

a riposare sul gradino stretto

Se mai sarò uno di queste classi

passerò il tempo guardando fuori

i colombi circolare fra le tegole,

aspettando chi bussa alla porta

e l’ombra che lo annuncia

fino al momento dell’uscita

Resto il soffio sull’uniforme,

chi si scosta e corre via per primo

Non mi avrete alla ricreazione

non ci sono, salirò sull’albero

più alto del giardino

Luigi Cannillo, poeta, saggista e traduttore, consulente editoriale, è nato e vive a Milano. Ha pubblicato, tra le sue raccolte di poesia più recenti, Cielo Privato, Ed. Joker, 2005, e Galleria del Vento, Ed. La Vita Felice, 2014. È presente, come poeta, curatore o con interventi critici, in antologie e raccolte di saggi. Ha curato con S. Aglieco e N. Iacovella Passione Poesia – Letture di poesia contemporanea (1990-2015), Ed. CFR, 2016. Collabora alla rivista “Gradiva”, Olschki Ed, New York/Firenze.

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