Incisioni

di Ettore Bonessio di Terzet

Stravinskij
Eduardo
Beckett
La poetessa Achmàtova
Lo zio Ez
Brecht
Auden

**

Requiescat

di Massimo Morasso

Ettore Bonessio di Terzet non c’è più. Ci ha lasciati all’improvviso, tutto d’un tratto, coboldo-dispettoso perfino in morte, in una notte come un’altra di questa feroce estate mediterranea. Per chi, come me, gli è stato amico e compagno d’avventure è difficile tentare di delinearne i tratti della personalità intellettuale a pochi giorni dalla scomparsa se non parlandone, con un groppo in gola, come di un raro, iper-energetico campione di un mestiere introvabile, che coincide con un destino. Cosa è (stato) Ettore Bonessio per la cultura italiana? Un filosofo? Un professore? Un poeta? Un artista (come sono belle, p.es., certe sue puntesecche!)? Un critico d’arte? Un editore? La somma di tutte queste parole/qualifiche e di altre che fanno la materia disordinata e incandescente del suo labirintico curriculum vitae et studiorum? «Vi sono pensatori che vivono di rendita o si ripetono, altri che crescono su se stessi; per comprenderli è necessario conoscerli in tutto il loro itinerario critico di approfondimento. Probabilmente io appartengo a questi ultimi» ha scritto di sé il suo antico, mai rinnegato maestro, Michele Federico Sciacca. Ma sono rimuginii, questi riassuntivi di un Sciacca in vena di bilanci, che altrettanto bene s’attagliano a Bonessio, al Bonessio pensatore perlomeno. Il cui riottoso spirito mercuriale, non è bene raccogliere in poche pacificanti definizioni – perché non basterebbe a dire la natura radicalmente poetica del suo talento, proteico, bulimico, instabile e “incasinato” come pochi, e soprattutto perché a lui e al suo inquietum cor non piacerebbe. Dirò però, a beneficio di coloro che nulla o poco sanno di Bonessio, il meno accademico fra gli accademici, che pure ha insegnato per anni Estetica all’Università della mia Genova, che è (stato) un uomo che ha vissuto, sempre in trincea, à l’avant-garde, sempre alla luce sulfurea del suo démone critico-creativo, del connubio fra esperienza e riflessione estetica, intese come esercizi mentali utili a introdurre alla dimensione oltreumana, divina. E che lo ha fatto con una passione e un’onestà d’accenti tali da farmi scrivere, anche a futura memoria, che la parola fluente trasandata e frammentaria di Bonessio, è e resterà un intelligente discrimine tra Verità e Menzogna.

Ettore Bonessio di Terzet (Genova, 1944-2015). Ha fondato la rivista di estetica e spazi creativi “Il Cobold”. Tra le sue opere: Del Frammento Organico. Una teoria del discorso, Marietti 1990; Configurazioni, Marietti, 1992; Lo splendore del vuoto, Pellicani, 1994; Occasioni di mito, Marsilio, 1995; La bagnante dorata e altri aforismi, Campanotto, 2001; Visioni del Viaggio, Circolo degli Artisti, 2003; Il problema dell’arte, Poesia e pittura contro la civiltà dell’inutile, Mimesis, 2003; I pesci gialli, Mimesis, 2005; L’utilità dell’artepoesia, Aracne, 2013; Grande Frammento, Campanotto, 2016. Le incisioni qui riprodotte sono tratte da: Di Terzet, Incisioni, Genova, Il Grillo, 1979.

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