All’una del mattino

di Charles Baudelaire

(traduzione di Claudio Salvi)

All’una del mattino*

Da ultimo! solo! non senti più che il brontolio di una vettura tarda e fiacca. Solamente qualche ora, e saremo padroni del silenzio, altrimenti del riposo. Da ultimo! la tirannia del volto umano è rovesciata, non dovrò piangere che me stesso.

Da ultimo! ora mi è dato sciogliermi in un’acqua di tenebra! ma prima, doppia mandata al chiavistello. Mi pare che questo giro di chiave ingrosserà l’isolamento e blinderà le barricate ora che mi esiliano dal mondo.

Vita spaventosa! città spaventosa! facciamo il punto di questa giornata: ho incontrato tanti letterati, tra loro mi è stato chiesto se si potesse andare in Russia via terra (quello immaginava la Russia come un’isola); ho ragionato liberalmente in disaccordo con un direttore di giornale, che a ogni appunto ribatteva – è qui il partito della gente moderata. – questo implica che tutti gli altri giornali vengono redatti da malandrini; ho scambiato cortesie con una ventina di persone, quindici non li conosco; ho stretto mani in parti uguali, e non ho avuto l’accortezza di rimediare un paio di guanti; sono salito per schivare il tempo di un rovescio, in casa di un’acrobata che mi ha scongiurato di schizzarle un costume di Afrodite; ho fatto la corte al sovrintendente di un teatro, che ha soggiunto mentre mi congedava – credo fareste prima, a ricorrere a Z…, è il più pesante, sordido e noto tra tutti i miei autori, con lui potreste credo, abborracciare qualche cosa. Andateci, e si vedrà. – mi sono vantato (e perché?) di tante brutture che non ho mai commesso, e ho arrendevolmente smentito qualche infamia diversa ordita di gioia, peccato di vanagloria, delitto di umanità; ho rifiutato a un amico un semplice favore, ho dato per iscritto una spintarella a uno scemo patentato; uf! fine?

Infelice di tutti, infelice di me, vorrei raccogliermi sul serio e impennacchiarmi un po’ dentro il silenzio e la solitudine della notte.

Anime di chi ho amato, anime di chi ho celebrato, datemi coraggio, sorreggetemi, cacciate via da me bugia e fumi tossici del mondo; e voi, signore mio dio! concedetemi la grazia di infilare qualche verso buono da dire a me stesso che non sono l’ultimo uomo, che non sono da meno di quelli che disprezzo!

*Charles Baudelaire, Le spleen de Paris, Gallimard, 2006.

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