Due capi di una corda

di Alfonso Guida

I mistici non sempre e non tutti sono lucidi mentre scrivono, sia durante che dopo il viaggio. Qui non si parla di sensazione ma di una ingegneria, di una struttura. Conformazione geologica del sentire. Io a differenza di te ho solo in questi giorni equilibri molto precari, che non dureranno. Io avevo bisogno di ammaestramenti. Ma come Miller non mi fermo dinanzi ai contagi, alle infezioni. Celan, Kafka, sono stati i miei ideali di scrittura. Avrei voluto non essere magmatico come loro, sia pur prolifico. Ma purtroppo sono vulcanico. C’è molto occidente in me. Sono tutto maledettamente occidentale, tu più nordico. In me ci sono presenze che moriranno con la mia morte, gli scrittori della mia formazione. Da Pasolini a Ginsberg si estende la mia mania erotica, la mia maniacalità sessuale. Ma nell’educazione si è conservata una capacità di dolore che non mi avrebbe mai potuto portare verso le altezze (Germania, poesia e filosofia) ma verso le profondità, una continua imperterrita descensio (Rus’). Ti so diviso, scisso tra sogno e necessità. Tua madre ti ha reso all’altra dimensione, dove ci si impegna per sopravvivere. Mia madre mi ha recintato con le sue paure, ma io ne sono stato deturpato nella psiche per sempre. Non ho ancora un corpo né una compagnia. Vedi, caro amico mio, divento sempre più rassegnato. Non riuscirò mai a conquistare il mio io perché non ne ho uno. Quell’invasamento dell’io nelle foto erotiche di Guibert è il tentativo di riappropriarsi della materia sottratta. Credo che mistici e santi siano insania e reclusione. Non possono fare da esempi perché non può diventare un esempio la malattia. Solo Giovanni della Croce non si ammalò durante il viaggio solitario ma perché era una bestia di natura mansueta, mite, docile. Poté raggiungere la pace. È vero, la scrittura forsennata, come la chiami, rapina la vita. Ma questo rapimento avviene solo dove la vita è. Dove invece la vita non è, come nelle mie geografie, la scrittura diventa non ratto, estasi, momento, ma condizione, stato. Sono legato al principio primo dell’essere, alla natura, che è violenta. Miller vorrei distruggerlo in me ma distruggerei la mia indole, e invece devo salvarmi dal nulla che porta al suicidio. Io non sto in mezzo a un ponte. Sono uno dei titani e la mia spalla non tiene, non più. Il sogno in cui sei stato catapultato prima da tua madre e poi in parte da te stesso si lega strettamente alla condizione dell’heimlich. Il sogno di Leopardi si è svolto tra quattro mura come la noia di Kafka. Tu, Marco, sai immaginare, inventare. Ciò deriva dalla Visione cui sei stato indotto per non impazzire o darti fine. Ancora oggi del sognante porti la discrezione, la laconicità, il fraseggio enigmatico. Io invece ho dovuto rompere le dighe per sentire la vita. Un gesto che poi mi ha contrariato. Scegli il perturbante come scegliessi un vicino di casa. Devi prendere da lui la tua linfa, l’energia, la bestialità che tanto manca a volte. Vedi forse siamo due capi di una corda: tu l’aria, io la terra, tu la sete, io la consunzione di una fiamma.



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