Quattro sogni di terra

di Lucetta Frisa

I.

Lei striscia a terra, negli occhi qualcosa di rosso va e viene e le narici l’avvertono sei vicina sei arrivata oppure sàlvati striscia più veloce più veloce e dopo starai bene al caldo in pace mangerai non penserai a nulla solo al cibo al caldo all’odore ma quella luce fastidiosa sottopalpebra disegna forme guizzi sfumature meno intense di buio che significa? teme che quella luce non la farà felice teme che potrebbe cambiare tutto e rinvia il risveglio.

II.

Sente dei suoni ma non ancora non lo sa e si tocca le orecchie le chiude con le mani e poi di colpo le libera, allora tutto si concentra in quelle due cavità? sono quei buchi che attirano suono e piacere? Se nella materia compatta lei avesse fatto buchi, chissà quanto suono ci sarebbe caduto quanta energia in viaggio catturata dai vuoti della terra e tutto sarebbe canto e parola, forse bisogna solo sgomberare un po’ scavare allargare fare spazio alleggerire tutto il basso e poi respirare, respirare a lungo a fondo con le narici, gli altri due buchi che sembrano accordarsi a quelli delle orecchie. Se avesse fatto così quel suono e quell’ebbrezza avrebbero regnato sulla terra e in lei che si sarebbe aperta spalancata, e ci prova, ci prova subito e muove anche la bocca socchiude la fessura delle labbra, e terra, terra secca umida amara entra entra entra la chiude la soffoca nel letto, da dove tenta di svegliarsi.

III.

Cammina ma non sente la terra è allarmante e bello lei incede nell’ aria e c’è uno sciame d’api silenziose e sa che non hanno pungiglione e dappertutto faranno il miele miele che vola intorno lieve miele d’oro del vuoto – ma è il tramonto o l’alba? – e lei, da dove è giunta fino a qui, dalla terra o ci sta andando?

IV.

Stanze di un pomeriggio. Lei è coperta di mosche nere. Valigie chiuse e aperte il padre di spalle gira una chiave nella toppa la porta resiste cigola oh se lei se ne andasse se tutti da questa casa se ne andassero ma c’è ancora un armadio pieno d’abiti le mosche pizzicano si appiccicano ronzano in giro ma ce la farà a partire se dimentica le cose più importanti? non ce la farà è in ritardo la madre trascina pacchi riassetta la cena rovesciata non c’è più acqua per pulire cala quel po’ di luce. Qualcuno esce dalla porta – è lei? – buio tanto buio poi città dall’alto con torri mura su vaste conche d’erba o accanto al mare e tutto è un bagliore di bianco e azzurro e lei sta affacciata – sola o con chi? – poi torna il buio ancora strade piovose case senza balconi bus vanno e vengono vuoti e non c’è il suo che la riporta a casa o via chissà ma via di qui forse il bus ha finito il suo turno è notte fa freddo ha fame e le mosche tornano a ronzarle intorno e a ricoprirla più nere di prima lei le scaccia le scaccia continua a scacciarle per cambiare sogno.

(2005)

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