Paesaggio con viandanti

di Massimo Barbaro e Marco Ercolani

Un’amicizia eretica. Riconoscersi in un amico, in un suo gesto. Con le parole e con la negazione delle stesse, come se l’altro fosse sempre lì, a prendere il senso nel momento stesso in cui uno lo lascia andare.
Eppure ad ogni sosta, ogni contemplazione, ogni tentativo di azzeramento, di tensione verso l’orizzonte, la vita erompe, eccede, con i suoi gesti, i suoi desideri, i rumori.
L’aforisma diventa la forma in equilibrio, tra il dire tutto e il non dire niente, quella centratura che tiene il passo.
Una lettura che scaraventa sui muri della stanza, in continua opposizione tra la stanza e il fuori. Tra la stanza, la pagina, il chiuso, un osso dove sbattere le mani. E la natura che spalanca e respira, il sole il bosco il cielo il vento. Non un’opposizione, un ossimoro perfetto.
Come il dentro e il fuori, il muro e lo specchio, la luce e l’ombra, l’infinito e il limite. Il silenzio e la parola. Sono ossimori che ci definiscono: solo su entrambi gli estremi, possiamo muoverci e pensare.

(dalla Prefazione di Paola Turroni)

Paesaggio con viandanti*

Black & White

Scrivo perché il muro nero della scrittura diventi il bianco di ciò che non sono ancora stato.

Ritorno a Eleusi (necessità, virtù)

Piove. Le gocce che cadono giù lungo il vetro lo fanno come versando latte ad Ananke nel tempio di Corinto. Ogni volta che sollevo lo sguardo dal foglio o dalla tastiera, mi dico: basta. Asciugo l’orlo del kernos. È vuoto.

Vedere chiaro

Talvolta non scrivere rende sereni e permette di sognare. Ci si vede meglio al buio che nella luce delle parole. Tutto è molto più leggero e tacere sembra l’atto meno oltraggioso.

Pagina bianca

Sulla pagina, quello che non sono mai stato e quello che non sarò mai si incontrano, si guardano e si allontanano, senza dirsi una parola.

Non scrivere, non dire. Non fare. Il nulla andrebbe rivalutato.

Una scheggia

Ma non è forse inevitabile narrare sempre la nostra ferita? Se siamo certi di questo, il nulla non è vago: è una scheggia del nostro specchio.

Notte luminosa accecante

La certezza di non sapere, che da sola è già filosoficamente intrigante, entra nell’introspezione: la certezza di non sapere chi sono. Siamo più di quanto possiamo sapere. Forse abbiamo più vite – questo di solito inquieta… gli altri – ma certo abbiamo più vita di quanto la vita possa contenere. E questo causa – negli altri… – il dolore del distacco. (So cosa vuol dire; la morte nel cuore…). Ma ora la serenità.

Sto nel tempo, nello spazio. Guardo al tempo e allo spazio. La coscienza dell’essere (sulla lastra, trasparentissima del non-essere). La certezza di sapere. Che è solo questione di tempo, di spazio. Luoghi dell’aperto. Attimi che si dilatano. E traboccano la vita.

Il liberatore

Gli sarebbe piaciuto trovare, dentro il muro, dentro le sue pietre, la parola giusta, quella che avrebbe potuto liberare i prigionieri che avevano subìto il muro come un carcere. Non sarebbe servito trovarla – non a loro, ormai polvere – eppure (se le parole sono semi, se i muri non smettono di esistere…) è fondamentale trovarla.

Il salvatore

Schiavi incatenati nella caverna. Uno di loro intuì. Si liberò, corse fuori. Conobbe. Il primo pensiero fu per i suoi compagni. Tornare; spiegargli.
Così fece. Non gli credettero.

Doppelgänger

Sono seduto a uno spettacolo, in platea. Mi chiamano per rianimare una persona. Io mi alzo scocciato; lo vedo accasciato su una poltrona, svenuto, farfugliante, palesemente ubriaco. Lo prendo per le spalle, lo sveglio. Poi ritorno il mio posto. Qualche minuto dopo lo stesso uomo, sobrio e sereno, mi riporta la mia cartella, quella che avevo dimenticato al suo fianco.

L’opera

Per scrivere è necessario che il libro diventi un sogno da modellare.

Scrivere brevemente ciò che osiamo sognare.

Resta il bisogno di un cielo leggero e muto, di un pino unico e mai visto.

Vedersi allo specchio, padri del proprio riflesso. Tornare a sperare che non sia accaduto nulla.

Certe grida: la loro febbrile inesistenza.

Oltre la linea d’ombra c’è una linea d’ombra che arriva da una luce inconcepibile. Ora dobbiamo solo metterci in viaggio.

Un capolavoro

Di ritorno dal viaggio che non ho mai fatto, apro la porta, e esco.

L’aperto. Si esce dalla vita per entrare nello spazio e nel tempo.

L’infinito, e l’infinitesimo. E nel mezzo dell’illimite, noi, a confermare la regola.

Astrofisica. Il silenzio: materia oscura, energia oscura; la parola: lo spettro del visibile.

Ritratto: oggetti Messier, ammassi, nebulose, galassie. Varianza cosmica. Vale a dire: io, ripreso da lontano.

*I testi sono tratti da: Marco Ercolani e Massimo Barbaro, Paesaggio con viandanti, Joker, 2015.

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