Senza il peso della terra

Senza il peso della terra è pubblicato nel 2020 dalle edizioni Gattomerlino dirette da Pietra Mattei. Il volume si compone di sette racconti clinici, dove descrivo patologie neurologiche e psichiatriche (amnesia, ipermnesia, sindrome ossessiva, encefalite letargica, stato schizoaffettivo, disturbi della percezione corporea) attraverso la maschera narrativa di un io molteplice, sempre coinvolto nelle forme dei diversi dolori. Nella fotografia di copertina di Paola Mongelli, Giacinto, una testa sembra dissolversi davanti a un muro da cui scaturiscono piante e fiori. Completa il libro questa epigrafe dello scrittore polacco Bruno Schulz: “Solo per caso il tuo libro è fatto di parole e ha forma di libro. In realtà è aria che si appoggia all’aria delle cose e così tutto diventa canto”.

(M.E.)

INDICE

Primo

Fuga dal caos

Un mondo troppo pieno

Secondo

La lucidità di un’ora

Disincarnato

Levo-Dopa

Caos inesistente

Terzo

Senza il peso della terra

**

«Libero, con tutti i colori e gli odori che si aggrovigliano. Vuoi scherzare? Iosono un magma, non ho più una vita mia. Non distinguo i miei ricordi veri da quelle che sono immagini comuni. I paesaggi mi marchiano gli occhi, la faccia. Tutto è sempre presente, non va mai via. Numeri, matite, insegne dei negozi: potrei riprodurre ogni cosa e descriverla dettaglio per dettaglio. Niente sparisce. Tutto resta. Il mondo è addosso a me, denso, vischioso, immortale. Un caos proliferante; una piazza aperta e illuminata, senza notte; un magazzino traboccante e sempre saccheggiato; un mercato assordato di voci. E io, a sognare che tutto sparisca. Mi ricordo, a tre anni, di quel fotografo: mi riprese mentre stringevo una palla, il viso paffuto, determinato, serissimo. Si intuisce che non la mollerò facilmente: è il mio gioco. Mi capita lo stesso con i sentimenti, costanti o turbinosi che siano: li stringo, temendo che volino via. Scrivo nello stato di allarme di chi può restare senza tutto. Scrivo nonostante. Quando mi si prospetta l’ipotesi di non avere più la palla, comincio a strillare, divento cupo. Poi il mondo diventa un gomitolo di immagini che mi rimbalzano addosso, migliaia di palle senza direzione, trascinate nell’aria…»

«In alcune favole persiane certe figure strane, dall’aspetto indecifrabile, reggono sulle loro spalle figure ancora più strane, che dalle prime ricevono nuove forme, se ne nutrono, si annidano in loro: è una perversa simbiosi alla quale, pur increduli, si finisce per credere. La realtà diventa un mondo curvo dove si annaspa, un tunnel asimmetrico dove uscire ed entrare sono atti che si assomigliano. Le parole sembrano pensate nel fondo di qualche foresta, percepite per settimane e per mesi, come quando, svegli da un sogno terribile, si passano alcuni minuti fra veglia e sonno in cui si patiscono ancora, fisicamente, le conseguenze del sogno; poi, non appena si è totalmente svegli, il pensiero deve ricominciare dalle parole. Le parole sono leggere e veloci: sono loro a possederci, non noi loro. Sono lì da millenni. L’uomo arriva, le usa, si esalta. Ma quelle resistono. Vorrebbe fondare nuove galassie di racconti, ma non c’è niente da aggiungere a nulla. Scrive per evitare che la mancanza di scrittura sia la resa definitiva alla molestia antica del mondo».

«Mi dici che qui intorno o c’è sabbia e c’è acqua, e che io devo tornare con te, con voi, nelle vostre baracche. Una gita per psicotici, una residenza protetta, una baraccopoli per matti: ecco cosa sarebbe la Corsica. Mi ammonisci a non essere me.

Sei davvero molto stupido. Dio, quanto sei stupido! Lo dovrò inventare io, il Don Chisciotte che renda reali i libri che ha letto e opponga la fantasia della parola a questo mondo che produce solo guerre e massacri? La realtà polverizzata dai sogni della letteratura. Da sempre ingaggio fierissime battaglie per dimostrare l’evidenza del sogno nel mondo reale che vorrebbe estirparlo.

Noi morremo, ma il sogno resterà. Le chimere restano.

Il Cavaliere dalla Triste Figura lascia la sua biblioteca, che narra di favolosi cavalieri erranti, per imporre al mondo il suo fantastico libro di avventure, le incredibili visioni, il comico inferno che obbedisce solo alla smisurata legge della sua fantasia. Si riderà dell’hidalgo maltrattato e offeso dal mondo perché vuole difendere inesistenti damigelle da clamorosi giganti. Si riderà di lui e con lui, perché tutti i poeti sono irrisi e offesi e rischiano la morte per dare verità alle loro fantasie ma non si pentono mai di avere fantasticato, perché questa è la loro unica realtà. Alla fine tutti lo rispetteranno: lui sarà stato quello che gli altri cercavano di essere e non furono, meschini e noiosi notabili dell’universo reale: lui solo sarà quello che ha desiderato essere, trasformando le favolose storie degli antichi cavalieri nel regno reale del Libro che percorre da eroe. Solo dalla finzione arriva l’autentica verità di noi. Strampalato, sporco, ferito, il Cavaliere non si ritira dal mondo: gli si butta addosso, frantuma i vetri dei bar e delle corsie, abbatte i giganti da sconfiggere. E tutto è sproporzione e sogno, e mai ci si deve svegliare: le persone sveglie sono persone morte».

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