Volantino rosso del poeta

di Antonio Delfini

Volantino rosso del poeta*

Se non ci fossero i libri, i giornali e le firme in fondo agli articoli, io tacerei e non scriverei una parola. Se la scrittura fosse sconosciuta, io andrei di paese in paese a cantare, come certi antichi poeti. Sento che potrei tacere benissimo. Solo qualche gesto, ogni tanto, per rimproverare coloro che incontro.

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Potessi un giorno

camminar da solo

ma solo solo

non come vado adesso

solo

ma solo solo

senza me stesso.

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Che cosa vuol dire essere misterioso? Essere se stessi. Il mistero di se stessi.

Il mistero dei gruppi di persone che la pensano tutti alla stessa maniera – sondarlo!

Mistero è in verità la nostra vita contemporanea.

Appartarsi: unico motivo per vivere, oggi.

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Noi vogliamo cambiare il mondo, o cambiare il suo posto

(gennaio 1932)

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Forse non sono mai riuscito a lavorare. Ma è un fatto che adesso ci riesco meno che meno. A passeggio, a letto, in lettura, la mia testa è di una fantasia sorprendente. Al tavolino con la penna in mano, tutto si ferma, più niente si ricava. Devo essere per certo in uno stato di intossicazione molto accentuato.

(Parigi, ottobre 1932)

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La mia vita

Illustri signori e graziose signore. Voi non avete mai inteso parlare di me, e questo a voi non importa benché a me importi moltissimo. Io non sono né scrittore né artista né campione sportivo. Inutile elencare quello che non sono poiché io non sono niente.

Il mio desiderio, una volta, era quello di diventare un uomo del quale le ragazze si additassero la fotografia sulle riviste illustrate. Si può essere stupidi! Ma veramente di voglie complete non ne ho mai avute.Tutte voglie in embrione.

La mia vita non è un romanzo. Perciò sarebbe inutile raccontarla. Dato che non so che cosa fare, racconterò la mia vita. Devo premettere che non sono mai stato innamorato, benché abbia finto, e molte volte con degli sforzi, di esserlo. Per raccontare la mia vita, non ho preso neanche un appunto, durante la mia esistenza. Non ho letto i classici, non sono andato a scuola, e fino al diciannovesimo anno di età ho avuto la convinzione che quello dello scrittore fosse l’ultimo dei mestieri. Ho detto di non essere scrittore, ma in fondo l’unico mio lavoro è quello di scrivere. Voi direte che non conosco il mio mestiere e avrete ragione. Che abbiate torto o ragione, a me non importa. Insomma, dato che non avevo niente da fare, e non avendo la costituzione adatta a fare il campione, mi sono fatto scrittore. Una volta, è vero, mi venne la voglia di diventare campione mondiale di scherma. Poiché dovete sapere ch’io sono mancino, e abbastanza snello.

(febbraio 1933)

*Queste scritture sono appunti sparsi e inediti del periodo 1932–1933, raccolti sotto il titolo Volantino rosso del poeta – riportato da Delfini all’inizio di una pagina. I testi sono pubblicati nella rivista “Marka”, 27, 1990, con il titolo Note di uno sconosciuto. Inediti e altri scritti.

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