L’arte di legare le persone

di Paolo Milone

Entro in enormi stanze vuote,

vedo il paziente in lontananza nel suo letto,

attraverso metri cubi di niente,

gonfiati di follia, dove infiniti mondi coesistono,

e, dopo prolungato viaggio nel silenzio,

giungo nell’isola della disperazione,

mentre il padrone ha già svegliato i cani

e sguainato il coltello.

Quando arrivo sono già stanco e indifeso.

Ma dove sono? E’ casa sua o casa mia? O casa di chi?

Devo bussare, devo chiamare, devo urlare?

Non so più cosa dire, né cosa fare.

Ero abituato ad uno spazio più piccolo.

Mi conviene indietreggiare verso terra sicura,

abbandonando questa scialuppa nel mare infinito.

**

Una porta sola per entrare all’inferno,

sette porte in fila è l’accesso al paradiso,

mille in fila, e pesanti, per mettere piede nel tuo cuore,

quattro in fila per la galera,

e sono tre, blindate, una dietro l’altra, per entrare nel mio Reparto.

Ogni volta che entro e che esco devo aprire tre porte.

Ogni porta ha il suo nome:

imbecillità la prima,

imbecillità la seconda,

imbecillità la terza.

**

Ogni mattina è un brivido: aprire tre porte blindate per andare a lavorare.

Sembra di entrare: in una centrale atomica con le pile immerse nell’acqua pesante,

o nei caveau della Banca d’Italia gonfi di lingotti d’oro e di platino,

o nel ciclotrone, scavato mille metri sotto il Gran Sasso,

o nel nascondiglio segreto della Spectre, percorso da gatti bianchi,

o nel rifugio atomico della Casa Bianca o del Cremlino, con i telefoni rossi sui tavoli,

o in un’area della NASA dove si prepara lo sbarco su Marte,

o nei laboratori dove si studiano i virus dell’Ebola.

Invece, che delusione: dopo aver aperto la terza porta,

si vedono le solite facce di Giovanni, Lidia e Antonio.

**

Si parla di diminuire il numero dei posti letto del mio Reparto

in un clima di contentezza generale.

I dirigenti sono contenti perché spendono meno,

gli infermieri sono contenti perché lavorano meno.

Ma io che sono medico, perché dovrei felicitarmi? Perché lavoro meno?

Si è mai visto un chirurgo felice di non operare?

Un musicista felice di non suonare?

Un cantante felice di non cantare?

Uno scrittore felice di non scrivere?

Così io vago per spazi vuoti, sento cadere la pioggia, sbattere gli alberi alla finestra.

E’ la nuova psichiatria. Non c’è. Che felicità.

I**

Quando ero giovane psichiatra alla Salute Mentale, si stupivano se mi chiudevo in una stanza a parlare con un paziente. In manicomio non si usava e pareva una stranezza universitaria.

Fatto sta, ogni volta, appena iniziato un colloquio, veniva aperta senza bussare la porta e si sporgeva qualcuno da fuori a guardare, per pura curiosità.

Poi entrava un infermiere che, senza nulla dire, apriva uno, due, tre cassetti, cercava qualcosa che non trovava, poi senza parlare, usciva.

Poi entrava una infermiera, vedeva bene quello che si stava facendo, poi usciva a pettegolare.

Se ero con una donna, si sporgeva il Primario in persona per controllare che non facessimo sesso.

C’era un andirivieni continuo: chi chiedeva quanto tempo avremmo occupato la stanza, chi la prenotava per il pomeriggio, chi chiedeva se poteva usare il telefono, chi faceva notare che erano dieci minuti che eravamo lì dentro.

Era meglio andare a fare colloqui per strada.

Che due persone si chiudano in una stanza a parlare è cosa strana. Conturbante.

Anche in un Centro Salute Mentale.

**

Adriano, dici che la malattia mentale non esiste. E fai lo psichiatra?

Cambia mestiere.

Adriano, dire ad un paziente psichiatrico

che la malattia mentale non esiste

è come dire al paziente che quello che prova non esiste,

che lui non esiste.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...