Il testamento di Bernhard

di Antonio Devicienti

Con disposizione testamentaria Thomas Bernhard vieta la ristampa dei suoi libri e la rappresentazione delle sue opere teatrali in Austria dopo la propria morte; dovranno passare quasi dieci anni (febbraio 1989 – luglio 1998) perché tale disposizione venga, in qualche modo, mitigata.

“L’ultimo colpo da maestro”
“l’ultima messa in scena della propria morte”
commentano i giornali.
A leggere il testamento è chiaro che
Bernhard vieta edizioni del suo lascito, riedizioni e rappresentazioni
“entro i confini dello Stato austriaco”.

È lo Stato, ancora, il nemico se
la genìa immonda di burocrati
nazisti e neonazisti
l’ottusa ignorante cieca schiera
di politicanti e funzionari
di apprendisti stregoni del massacro

che odiano la libertà delle persone
la bellezza eretica del genio
l’eversiva presenza dell’arte

se il vampiresco potere in esso incarnato
il suo mortale controllo
la sua occhiuta presenza

distruggono e violentano.

No: non mette in scena alcuna provocazione
Bernhard
con il suo testamento –
ma
fedele alla sua indomita scrittura
getta ancora
il proprio disprezzo e odio
in faccia a chi avrebbe tentato di santificare il suo nome
rendere inoffensiva
la scatenante potenza del pensiero.

Testo apparso il 3/5/2018 in “Via Lepsius”

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